2004

LIBERATING

“High in the mountains of Northern Iraq live the PKK – 5000
soldiers of the Kurdish Liberation Army. 50% of them are
women. The PKK say that they have learned that some things
are more important than getting a state of your own – such as
gender equality, ecological sustainability, and freedom from
oppression, for all. Western countries call them terrorists. The
US Army states that it plans to erradicate them, any day now.
So how long till you find out that *you’re* a terrorist too?”

A few minutes later, two women came up to the wall and said:

“How dare you do this? This is not your property! How dare you
write this BILE on the wall? Don’t you know it’s illegal? Don’t you
know graffiti is the beginning of the end for an area? People
like you are disgusting. You think you can do anything you like.
Don’t you know what Saddam Hussein did to women? And saying WE might
be terrorists. That would never happen. We’re LIBERATING those
people! And you can’t spell ‘eradicate’ either.”

from LEIL

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Cdbs_jailwear linea di moda dal carcere di vercelli

La moda nasce in carcere.
Si chiama Cdbs_jailwear, e’ la linea moda nata e cresciuta
in prigione, e adesso prende il volo per arrivare nei nostri
negozi. Un vero e proprio marchio fashion, inventato da
Codiceasbarre e gestito da un team in cui ci sono anche
alcune detenute del carcere di Vercelli. Saranno tremila i
prodotti che per Natale arriveranno nei negozi di
Piemonte, Lombardia e Liguria. Si tratta di felpe, casacche
e pantaloni ispirati alla “moda” tipica del mondo che vive
dietro le sbarre.rchiare,
sconvolgere.

Qui le onde radio
che si tramutano in onde
sismiche di una burrasca mondiale.

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Tony Hall pro Fao

Imprevisto

Alla festa americana del ringraziamento presso
l’ambasciata di Roma, Tony Hall, rappresentante degli Usa
alla Fao, ha fatto servire agli invitati, che aspettavano un
ricco buffet, un pugno di riso freddo per sensibilizzare al
problema della fame nel mondo. Altro che taglio delle
tasse

www.fao.org

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ANOTHER DAY OF NAKBA

La Capitolazione del Coraggio.
Vilmente la Storia, ancora una volta elegge i suoi padrini fra coloro che si adoperano per la sua cancellazione.
E nuovi capitoli di tenebra   si stagliano all’orizzonte.
 
I Bush permangono
   e gli ArAfat svaniscono.
 
I Capofila di un conflitto su larga scala
che si prefigge il dominio di una sola civiltà
a scapito delle altre tutte
   ESSi consolidano a piene mani il loro potere
 
 Se ne Vanno da  questo mondo gli uomini di pace,
ai disperati inseguitori di una libertà che è ancora illusione,
ai combattenti per la giusta causa,
viene a mancare la Voce Guida.
 
Altro capitolo, Altra capitolazione.
Si consuma oggi un’altro pianto di Nakba.
 
Novembre di  lunghe   ombre,   e nature  morte dipinte ancora col sangue dei Van Gogh.
Novembre di tenebre e morte da Rafah a Falluja.
 
Parigi, in questo insolito autunno, 
accentua i suoi contorni più bigi e melanconici.
Parigi, incorniciata in una ventana di un gelido ospedale militare,
quale visione tremendamente inospitale mentre si lascia questo mondo,
NoN è Vero Yasser???
Quanto tempo ti hanno imposto di fissarla quella finestra e quel cielo grigio?
Intubato e un ammasso di cavi che esplorava il tuo avvizzito corpo.
Non è  Fine degna del tuo eroismo, credi?
 
Ma per me,
per tutto il tuo popolo te ne sei andato da  SHAHID,
con fierezza,
hai voluto farti riprendere dale televisioni lasciare la tua Terra suoi tuoi piedi,
sorridendo e mandando baci alla tua gente.
E sapevi, che in quegli istanti.
eri già morto.
 
Avevi promesso il tuo ritorno,
 e sei tornato degno del tuo status di  Rais,
umile imperatore dei poveri e degli oppressi.
Il tuo popolo ha saputo onorarti per la tua grandezza,
e anche i capi di stato di tutto il mondo si sono dovuto inchinarti prostandosi alla tua leggenda.
 
Ricordo la prima volta, circa tre anni fa  che venni per incontrarti,
E rimasi completamente traumatizzato,
dei chilometri di macerie che circondavano la  Moqata,
edifici ridotti in briciole dai tank e dagli elicotteri israeliani,
che senza pietà ti avevano ridotto all’esilio sulla tua terra:
Al pomeriggio, ogni pomeriggio, scattava il coprifuoco e i mezzi militari di tel aviv circondavano quella parte idi Ramallah e facevano fuoco, ogni ora, ogni minuto, in tua direzone.
Ricordo allora che  pensai che al tuo posto non avrei resistito neanche tre giorni,
mi sarai fatto vincere dalla pazzia,
tu sei vissuto in quelle precarie condizioni per ben tre anni.
Non ti incontrammo quella volta, eri già debilitato e raramente ricevevi visite.
Rimanemmo un’ora a parlare in compagnia delle tue guardie personali,
diciottenni con una luce negli occhi che mai scorderò,
la tua stessa illuminazione nel guidare il tuo popolo verso la libertà.
 
Quest’anno invece,
una telefonato di un’ amica-“complice” che lavora al consolato italiano in Israele,
mi aveva avvisato di una probabile incursione di mezzi militari israeliani in Ramallah per venire a eliminarti,
e tutta la notte Io, Gabriel ed altri volontari pacifisiti stemmo pronti a intervenire per farti da scudi umani.
Nulla accadde, fortunatamente.
Ora, il tuo medico personale insiste che sei stato avvelenato,
anche se non risultasse vero,
il motivo della tua morte va ricercato in chi sta  seduto a capo del parlamento di tel aviv.
Che ora però si trova lui  ad esser isolato,
essendosi espresso l’intero mondo politico a tuo favore
in quel degno funerale al  Cairo.
 
La mia cara amica Maali,
mi scrive che una palestina senza Arafat è come un ulivo senza più olive,
ma io le ribatto che dalle radici dei vecchi ulivi si ricrea il terreno fertile per nuovi frutti.
 
La storia sebbene rimasta orfana
di grandi anime
insegna  
che gli oppressi alla fine l’hanno sempre vinta sugli oppressori.
e tu Arafat che sei  stato il rais di tutti i palestinesi viventi
ora lo sei anche di quelli passati all’ altra dimensione,
dove non esistono check point e la bandiera della Palestina è libera di sventolare sprigionata da ogni filo spinato. 
Vik
guerrilla radio

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alla ricerca di parità di diritto in arabia saudita Hanadi Hindi

A causa delle leggi islamiche del suo Paese, l’Arabia Saudita, la ventiseienne Hanadi Hindi non puo’ avere la patente per l’auto.
Lei, pero’, non si e’ scoraggiata e ha preso il brevetto da pilota di jet. Nessuna legge islamica glielo vieta e ora ha trovato anche un lavoro. Sara’ la pilota del principe Al Waleed bin Talal, uomo d’affari nipote di re Fadh.

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Rania Siam. palestine: ad un altro angelo strappate le ali

Gaza, 14:41
MO, medici palestinesi: bimba uccisa da militari israeliani

I militari israeliani hanno ucciso una bambina di sette anni nel campo profughi di Khan Yunis, nella striscia di Gaza. Lo denunciano fonti mediche palestinesi. L’episodio è avvenuto dopo che quattro civili israeliani erano rimasti feriti in un attacco con proiettili di mortaio lanciato questo pomeriggio contro l’insediamento ebraico di Neveh Dekalim, nel sud della Striscia di Gaza.

La bambina, Rania Siam, è stata uccisa da una pallottola di mitragliatrice o da un proietto di cannone mentre stava giocando fuori dalla sua abitazione a Khan Yunis

www.repubblica.it

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12 dicembre 1969, strage di piazza fontana, annivesario

Il Comitato Permanente Antifascista contro il Terrorismo per la Difesa dell’Ordine Repubblicano ha pubblicato questo manifesto, sottoscritto con l’Associazione familiari vittime strage di piazza Fontana, per il prossimo 12 dicembre.

LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA 32 ANNI DOPO:
MEMORIA, VERITÀ E GIUSTIZIA
VALORI ANCORA DA DIFENDERE

La memoria dei fatti del 12 dicembre 1969, di quel terribile attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana, non vuole essere un semplice e sterile esercizio di compianto e di lutto, ma assume una precisa valenza civile e politica nel momento in cui determinati eventi rischiano di essere cancellati o mistificati nella coscienza collettiva del nostro Paese.

La strage di Piazza Fontana fu il tragico inizio di quella stagione inquietante nella vita del nostro Paese che va sotto il nome di “strategia della tensione”, attraverso la quale gruppi reazionari italiani e stranieri, con addentellati anche nelle strutture che avrebbero dovuto garantire l’ordine e la sicurezza pubblici, cercarono di bloccare e mettere in crisi la grande spinta democratica e sociale innestata dalle rivendicazioni studentesche ed operaie del 1968/69. Da qui, sulla scorta di analisi immature della situazione sociale e politica del nostro Paese, prese avvio anche quella degenerazione che evolvette successivamente nell’altrettanto criminale deriva del terrorismo di estrema sinistra.

Tuttavia quest’anno la memoria del 12 dicembre appare maggiormente ancorata all’attualità, in quanto pochi mesi fa il Tribunale di Milano, dando finalmente una risposta al bisogno di giustizia non solo dei familiari delle vittime, ma di un’intera città e dell’Italia tutta, ha condannato gli esecutori materiali della strage, evidenziando nel contempo la trama delle complicità interne ed internazionali che resero possibile il compimento dell’azione criminosa e i successivi depistaggi delle indagini e delle attenzioni dell’opinione pubblica.

La memoria odierna vuole quindi essere innanzitutto un ringraziamento alla magistratura per aver superato le numerose difficoltà che si frapponevano alla ricerca della verità, e nello stesso tempo un riconoscimento della funzione autonoma e specifica dell’ordine giudiziario come uno dei cardini dell’architettura complessiva della Costituzione repubblicana, la cui messa in discussione equivale ad una messa in discussione delle garanzie democratiche in questo Paese. Le forze democratiche, in vista del processo di appello e più in generale della particolare fase sociale e politica che l’Italia e l’Europa stanno attraversando, fanno appello a tutti i cittadini affinché sia superata la tentazione della rassegnazione e del disimpegno, e la memoria di coloro che versarono il proprio sangue per i valori della libertà, della democrazia e della convivenza civile sia oggi di stimolo per una lotta senza quartiere contro ogni forma di terrorismo come pure per la tutela di quelle libertà civili che sono il segno distintivo della superiorità dei sistemi democratici contro ogni forma di autoritarismo oppressivo.

Comitato permanente antifascista
contro il terrorismo per la difesa dell’ordine repubblicano

Associazione familiari vittime
strage di piazza Fontana

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Antonio Baldoni, padre di enzo, aspettiamo

Antonio Baldoni, padre di enzo, aspettiamo

 

“CI SONO MOLTE NEBULOSITA’ E TANTI ‘SI DICE’ SU QUEL CHE E’ ACCADUTO A MIO FIGLIO”. ANTONIO BALDONI, PADRE DI ENZO, HA RACCONTATO OGGI A FIRENZE AGLI STUDENTI CHE AFFOLLAVANO LA SALA DEI DUGENTO DI PALAZZO VECCHIO PER IL CONVEGNO DELL’ UNESCO, I POCHI E “NEBULOSI” FATTI CHE LA FAMIGLIA HA POTUTO APPRENDERE SUL RAPIMENTO E SULLA MORTE DEL FIGLIO. E AI GIORNALISTI CHE GLI HANNO CHIESTO SE ACCUSA IL GOVERNO DI NON ESSERSI MOSSO, RISPONDE: “PER GLI ALTRI HANNO FATTO, GIUSTAMENTE, TUTTO QUELLO CHE C’ERA DA FARE. HANNO FATTO ANCHE UNA CASSETTA. PER ENZO, INVECE, IL POVERETTO, NIENTE”. “SI DICE – COMINCIA ANTONIO BALDONI, CHE ERA ACCOMPAGNATO DALLA MOGLIE E DALLA FIGLIA IDA – CHE ENZO FOSSE ALLA TESTA DELLA COLONNA DELLA CROCE ROSSA ITALIANA E CHE STAVANO PORTANDO VIVERI E ACQUA IN QUELLA CITTA’ SANTA DOVE C’ERA GENTE CHE SOFFRIVA. NEI ‘SI DICE’ CIRCOLA VOCE CHE NON FECERO PASSARE IL CONVOGLIO MA LORO, NONOSTANTE CIO’, FORZARONO IL BLOCCO PER PORTARE SOCCORSO. AL LORO RITORNO, SI DICE, ENZO E’ STATO PRESO E RAPITO”. “SI DICE CHE ENZO SAPEVA TROPPE COSE – RACCONTA ANCORA ANTONIO BALDONI – E SI SA CHE QUANDO C’E’ QUALCUNO CHE SA TROPPE COSE IL TUTTO DISPIACE A QUALCUN ALTRO. NON SO DIRE DI PIU”‘. TROPPI ‘SI DICE’ E POCHE INFORMAZIONI CHIARE, SOTTOLINEA ANCORA ANTONIO BALDONI. IL PADRE DEL PUBBLICITARIO E GIORNALISTA FREE LANCE RACCONTA ANCORA DI AVER SAPUTO DEL RAPIMENTO DEL FIGLIO DA UN DIPENDENTE DELL’ AGRITURISMO DI CUI LA FAMIGLIA E’ PROPRIETARIA, IN UMBRIA, IL QUALE, A SUA VOLTA, L’ AVEVA APPRESO DALLA TELEVISIONE. “IL 27 AGOSTO POI – HA RICORDATO CON VOCE FERMA E IL VOLTO TESO – ACCENDO TELEVIDEO E VEDO: BALDONI UCCISO”. E SUL RECUPERO DEL CORPO? “CI DICONO CHE BOMBARDANO E CHE ANDARE A CERCARE UN CORPO SENZA VITA, METTENDO A REPENTAGLIO ALTRA GENTE NON SI PUO’, E QUESTO E’ GIUSTO. ASPETTIAMO, QUALCOSA SUCCEDERA’. NOI SPERIAMO E ASPETTIAMO CON TREPIDAZIONE”. (ansa).

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Muoio assassinato questa notte, gary Graham

Il Comitato Paul Rougeau, un’associazione senza scopo di
lucro che si batte contro la pena di morte nel mondo e in
particolare negli USA, ha realizzato un libro dal titolo
“Muoio assassinato questa notte”: la storia di Gary
Graham, un nero “giustiziato” in Texas nel 2000, il cui
caso rappresenta un prototipo di quasi tutte le storture del
sistema giudiziario americano. Tutti i proventi derivanti
dalla vendita andranno in beneficenza per aiutare
finanziariamente e per sostenere, se possibile anche per la
difesa legale, i condannati a morte.

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una pensione vitalizia per i torturati da Pinochet

Cile
I 35mila cileni torturati durante i 17 anni di dittatura di
Augusto Pinochet riceveranno una pensione vitalizia di
112mila pesos (circa 150 euro): la decisione del governo
e’ stata annunciata dal presidente cileno, Ricardo Lagos,
che ha spiegato di aver maturato la scelta dopo avere letto
il rapporto della Commissione Valech, da cui emerge che
il 94% degli oppositori arrestati dopo il golpe dell’11
settembre 1973 venne torturato. Le pensioni, che
prevedono anche benefici riguardanti la casa e la salute,
saranno canalizzate attraverso l’Istituto nazionale dei diritti
umani, creato per l’occasione.
(Fonte: www.Tgcom.it

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Gino Strada: “Sudan: La guerra

Gino Strada: “Sudan: La guerra, ancora una volta. Sono
ormai piu’ di centosessanta le guerre scoppiate dal 1945,
“nel dopoguerra”. Generazioni che crescono conoscendo
solo la guerra. Come possiamo pensare che possano
riuscire a vivere senza usare violenza, quando l’unica vita
che hanno visto e vissuto e’ stata una catena infinita di
violenze? La guerra civile in Darfur sta portandosi via
decine di migliaia di vite umane, e infliggendo atroci
sofferenze, in un luogo dove l’assistenza sanitaria e’ quasi
inesistente, e non e’ gratuita. (…)  In Emergency e’
cresciuta la convinzione che solo ospedali rispettosi della
persona umana e dei suoi diritti siano in grado di assolvere
in pieno il proprio compito: quello di essere luoghi
davvero “ospitali” dove si praticano rapporti umani basati
sulla solidarieta’ e sul rispetto reciproco”

www.emergency.it

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Una campagna di Amnesty International CONTRO LA TORTURA

NON SOPPORTIAMO LA TORTURA

Una campagna di Amnesty International

“Per tortura si intende ogni atto mediante il quale siano inflitti intenzionalmente a una persona dolore o sofferenza gravi, sia fisici che mentali, allo scopo di ottenere da essa o da un ’altra persona informazioni o una confessione,di punirla per un atto che essa o un ’altra persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, per intimidirla o sottoporla a coercizione o intimidire o sottoporre a coercizione un ’altra persona o per qualunque ragione che sia basata su una discriminazione di qualsiasi tipo, a condizione che il dolore o la sofferenza siano inflitti da o su istigazione o con il consenso o l ’acquiescenza di un pubblico ufficiale o altra persona che svolga una funzione ufficiale. Non comprende il dolore o la sofferenza che risultino esclusivamente da, o siano inerenti o incidentali rispetto a sanzioni lecite.”
(Art.1.1 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura del 1984

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le torture a abu ghraib non è una eccezione

Abu Ghraib, stessi militari già responsabili di abusi in Afghanistan

L’unità dell’intelligence militare americana responsabile degli interrogatori ad Abu Ghraib aveva presieduto prima il centro di detenzione afghano di Bagram, dove la morte di due detenuti nel dicembre del 2002, al centro di due delle nove inchieste aperte dalle autorità USA, era stata denunciata dal medico legale americano che compilò i certificati di morte come ” omicidio ”. 

La sagoma della tortura israeliana.
 Stupri e cappucci imbevuti di urina e feci

Con la prova sempre più evidente della presenza di un piccolo gruppo di ex militari ed agenti dello Shin Bet israeliani in grado di parlare e comprendere l’arabo ai brutali interrogatori dei prigionieri iracheni ad Abu Ghraib – gli israeliani erano stati assunti con una sorta di sotto-contratto dal Pentagono, e la loro presenza era strettamente segreta – c’è solo da esaminare il record di abusi dei prigionieri palestinesi e libanesi per mano di Israele per capire ciò che Donald Rumsfeld intendeva, quando parlò di “foto e video ancora segreti, ma che, se resi pubblici, peggioreranno sensibilmente le cose”.

 

Abu Ghraib, almeno un caso di abuso sessuale contro detenuta

Una detenuta nel carcere di Abu Ghraib ha detto con mille difficoltà al suo avvocato (una donna) di essere stata violentata dai soldati americani e poi è svenuta

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L’orrore delle torture israeliane sui prigionieri palestinesi

L’orrore delle torture israeliane sui prigionieri palestinesi

di Alessandra Garusi 

“Bisogna porre subito fine alle torture di prigionieri palestinesi nel carcere Sharon”. Lo ha chiesto all’Alta Corte d’Israele l’organizzazione Physicians for Human Rights-Israel

 

“La maggioranza degli oltre 7mila palestinesi, ancor oggi detenuti nelle prigioni israeliane, hanno subito torture”. Lo afferma Maher Talhami, un avvocato arabo israeliano che lavora per Physicians for Human Rights-Israel. Questa organizzazione non profit e apartitica, che dal 1988 si batte per la tutela del diritto alla salute, lo scorso 8 giugno ha presentato una petizione all’Alta Corte contro il Sistema carcerario israeliano (Ips) chiedendo che si ponga immediatamente fine agli abusi sistematici commessi ai danni dei prigionieri nel carcere “Sharon”.
“Si trova nel centro del Paese, a circa mezz’ora di macchina da Tel Aviv”, spiega Ella Yedaya, coordinatrice del progetto. “È un vecchio istituto detentivo, aperto nel 1953. Oggi l’ala femminile è stata spostata; mentre quella maschile è sempre più grande, tanto che sono stati costruiti anche nuovi locali. Gli abusi da noi denunciati avvengono comunque, in prevalenza, nella parte vecchia”.
Privazione del sonno, prolungate attese in piedi al freddo o sotto il sole cocente, incappucciamenti con stracci imbevuti di vomito o di urina, rumori assordanti, sono purtroppo considerati routine. E poi c’è la cosiddetta “posizione banana”, che consiste nel lasciare un prigioniero sulla pancia con le mani legate alle caviglie. “Provate a chiedere ai palestinesi che cos’è lo ‘shabah’. Quasi tutti tristemente hanno sperimentato questa posizione seduta su uno sgabellino basso con ceppi alle mani e talvolta anche ai piedi”, prosegue l’avvocato Talhami. Ma quel che è peggio, è che i detenuti non ricevono alcun tipo di assistenza medica. Un problema grave, viste le percosse, le ferite e le contusioni riportate durante gli interrogatori.
Di tutto ciò, purtroppo, non esistono immagini. È questa la fondamentale differenza rispetto al caso Iraq. “Le foto delle torture commesse da soldati americani ad Abu Ghraib sono ‘compatibili’ con molte carceri israeliane”, sono pronti a giurare gli avvocati di Physicians for Human Rights-Israel.
Una conferma arriva dall’ultimo rapporto del Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele (Pcati) – un’organizzazione di diritti umani indipendente fondata nel 1990 dall’attivista Hannah Friedman e dal giurista Stanley Cohen. Esso copre il periodo settembre 2001-aprile 2003 e si basa su 80 deposizioni scritte e giurate, e altrettanti casi giudiziari. Una tale quantità di prove che porta a concludere: “La tortura in Israele è di nuovo una routine, portata a termine in modo metodico e istituzionalizzato”. Malgrado tutto questo, “nemmeno un investigatore dello Shabak o Shin Bet è stato processato”.

Lo Stato di Israele e la tortura
È una vecchia storia, quella che lega lo Stato di Israele alla pratica della tortura. Dal 1967, ovvero dall’inizio dell’occupazione, è sempre stata praticata, sebbene Tel Aviv abbia sempre negato l’evidenza.
Fu nel 1987 che, dopo un lungo dibattito in sede legale e della sicurezza, il Comitato ministeriale Landau stabilì alcune linee guida segrete da seguire durante gli interrogatori. Disse che poteva essere usata “una pressione fisica e psicologica moderata” nei confronti dei detenuti. Si calcola che, da allora, almeno 850 palestinesi siano stati torturati ogni anno.
Proprio nell’87 era scoppiata la prima Intifada e, agli occhi dell’opinione pubblica israeliana, qualsiasi mezzo pareva lecito per far fronte agli attacchi dei palestinesi. Un sondaggio commissionato dall’associazione per i diritti umani B’tselem, nel 1996, confermava che il 73 per cento degli israeliani appoggiava l’uso della forza.
Il dibattito si riapre cinque anni fa. Nel settembre 1999, in seguito a una petizione del Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele, l’Alta Corte mise fuori legge questo genere di abusi definendoli delle “pratiche inaccettabili”. Gli agenti dello Shin Bet dissero allora di essere stati privati degli strumenti per combattere il terrorismo. A quel punto, un parlamentare dell’opposizione fece passare un emendamento, che consentiva agli inquirenti di utilizzare la forza nei casi di “bombe ad orologeria”, minorenni compresi. Così molte vie di fuga diventavano di nuovo possibili.
Dopo lo scoppio della seconda Intifada – seguito alla “passeggiata” di Ariel Sharon sulla spianata delle Moschee il 28 settembre 2000 – e soprattutto dopo una serie di attentati suicidi sugli autobus, nei caffè e nelle discoteche israeliane, lo Shabak è tornato alla coercizione fisica come pratica standard. Ne sono assolutamente convinti gli avvocati dei diritti umani, sia da parte palestinese che israeliana.

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tortura usa e israel

Le molte “Abu Ghraib” israeliane

 

“Mi legarono e mi picchiarono durante il tragitto per Fara’a (la prigione israeliana a Nablus). Una volta arrivati, mi portarono da un “dottore” per un “check-up”. Scoprii in seguito che questo “check-up” serviva a scoprire qualche debolezz”Mi legarono e mi picchiarono durante il tragitto per Fara’a (la prigione israeliana a Nablus). Una volta arrivati, mi portarono da un “dottore” per un “check-up”. Scoprii in seguito che questo “check-up” serviva a scoprire qualche debolezza fisica su cui concentrarsi durante le torture. Fecero particolare attenzione alla mia gamba, che era ancora sensibile a causa di una ferita. Prima di iniziare l’interrogatorio, mi chiesero se ero pronto a confessare. Poi mi appesero per i polsi, completamente nudo, all’esterno, e mi gettavano addosso acqua fredda e calda, alternamente. Mi misero in testa un cappuccio cosparso di letame”. Detenuto palestinese 15enne [1]

L’orrore per gli abusi, le torture e le esecuzioni di prigionieri iracheni da parte dei militari d’occupazione anglo-americani non sono “pochi incidenti isolati” perpetrati da “mele marce”. Sono la punta di un iceberg di violazioni dei diritti umani e torture di cittadini iracheni, inclusi donne e bambini, sistematiche e diffuse.

Secondo la testimonianza di Rumsfeld, “il peggio deve ancora arrivare”. “Ci sono altre foto che illustrano incidenti di violenza fisica verso i prigionieri, atti che possono essere definiti come vistosamente sadici, crudeli e disumani”, ha detto. “… Temo che avremo momenti anche peggiori di questo”. Rumsfeld e’ il guru morale del Pentagono. Basta dare un’occhiata ai media britannici per avere una panoramica delle atrocità commesse dai militari britannici nel sud dell’Iraq. I soldati agiscono in base al loro addestramento ed al comportamento dei loro superiori. Le credenziali morali della “missione” dei signori Bush e Blair sono morte in Iraq ed oltre.

La tortura e’ stata praticata sistematicamente nelle prigioni d’ Israele contro i detenuti palestinesi fin dall’occupazione della Palestina del 1967. La Corte Suprema, con la piena consapevolezza ed approvazione delle amministrazioni americana e britannica, autorizzò la cosiddetta “tortura moderata” e quella con l’elettroshock nel 1987. Centinaia di migliaia di palestinesi sono stati incarcerati e torturati da Israele nei centri di detenzione dal 1967. Molti di questi centri sono ben noti in occidente per essere stati visitati dalla Croce Rossa.


Le prigioni israeliane sono modellate sul tipo delle carceri del Gulag, come ad esempio la “segreta” Facility 1391, la famigerata Moskobiyya di Gerusalemme, Gush Etzion ed Ashkelon, dove i giovani palestinesi ed i membri della resistenza sono stati torturati dal Servizio di Sicurezza e dallo Shin Bet. Durante gli interrogatori, condotti spesso da immigrati russi, noti per la loro brutalità, molti palestinesi innocenti sono stati assassinati. La maggior parte delle vittime sono adolescenti palestinesi, arrestati a caso “ai checkpoints, per strada o nelle loro abitazioni da soldati pesantemente armati. Essi vengono portati nei campi di detenzione nelle colonie o nei centri militari. Gli interrogatori prevedono sempre alcune forme di tortura, come la privazione del sonno o del cibo, le minacce verbali, le percosse con bastoni di ferro, pugni e calci, la costrizione in posizioni dolorose per lunghi periodi di tempo”. [2]


Sono state dimostrate notevoli somiglianze tra i metodi d’interrogatorio usati dai SS israeliani e le forze USA in Iraq. Essi includono privazione del sonno, percosse violente, abusi sessuali, scosse elettriche e costrizioni in posture dolorose. Un membro della Knesset israeliana ha detto ad al-Jazeera: “Ci sono molti esperti di tortura israeliani, in Iraq, che stanno trasferendo agli americani la loro spaventosa esperienza, accumulata in 37 anni di torture e maltrattamenti dei palestinesi” [3]. Simili accuse sono state rivolte anche dal quotidiano libanese The Daily Star.

Nessuno ha criticato la propaganda occidentale nel predicare i diritti umani più del professor Noam Chomsky, il quale ha dichiarato: “Se non crediamo nella giustizia per coloro che disprezziamo, non ci crediamo per niente”. Gli USA, la Gran Bretagna ed Israele hanno commesso le più gravi violazioni dei diritti umani contro le vittime delle loro brutali ed illegali occupazioni di paesi sovrani.


L’ex presidente del Sudafrica, Nelson Mandela, lui stesso vittima di abusi e torture a causa della sua resistenza contro l’apartheid, ha biasimato coloro che predicano la “democrazia” ed i diritti umani, “quei paesi potenti, le cosiddette democrazie, che manipolano i corpi multilaterali con grande svantaggio e sofferenza delle più povere nazioni in via di sviluppo. Tale genere di ipocrisia e’ propaganda malata e dovrebbe essere rifiutata e condannata dai paesi davvero democratici”.

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