Stragi italiane impunite: al Petrolchimico di Marghera

Stragi italiane impunite” ed è di
Gabriella Canova.

 

Tribunale di Venezia, 2 novembre 2001:

“VISTO L’ART. 530 CODICE DI PROCEDURA
PENALE ASSOLVE TUTTI GLI IMPUTATI DI CUI AL
CAPO PRIMO DI IMPUTAZIONE DAI REATI DI
LESIONI PERSONALI COLPOSE E DI OMICIDIO
COLPOSO RIFERITI ALLE ULTERIORI PERSONE
OFFESE
“. VISTO L’ARTICOLO 531 DEL CODICE DI
PROCEDURA PENALE DICHIARA DI NON DOVERSI
PROVEDERE NEI CONFRONTI DI CEFIS EUGENIO”
“VISTO L’ARTICOLO 530 DI PROCEDURA PENALE,
ASSOLVE I PRESENTI IMPUTATI PERCHE’ IL
FATTO NON COSTITUISCE REATO”
“ASSOLVE I PREDETTI IMPUTATI DAI REATI DI
OMICIDIO COLPOSO PER ANGIOSARCOMA
EPATICO PERCHE’ IL FATTO NON COSTITUISCE
REATO”
“VISTO L’ARTICOLO 530 DI PROCEDURA PENALE,
ASSOLVE I PREDETTI IMPUTATI DAL REATO DI
DISASTRO INNOMINATO COLPOSO PER
CONDOTTE TENUTE FINO A TUTTO L’ANNO 1973,
PERCHE’ IL FATTO NON COSTITUISCE REATO”
“VISTO L’ART. 530 CODICE DI PROCEDURA
PENALE ASSOLVE TUTTI GLI IMPUTATI DI CUI AL
CAPO PRIMO DI IMPUTAZIONE DAI REATI DI
LESIONI PERSONALI COLPOSE E DI OMICIDIO
COLPOSO PER CONDOTTE TENUTE IN EPOCA
SUCCESSIVA ALL’ANNO 1973 PERCHE’ IL FATTO
NON SUSSISTE”

Cloruro di vinile: storie e fatti

Negli anni ’50 a Porto Marghera (area industriale dal
1917) si insedia il petrolchimico, costruito sugli scarti
inquinanti delle altre industrie. Tutto è legale, tutto è
autorizzato.

Negli anni della ricostruzione e del boom industriale non
si sta a guardare troppo per il sottile e a due passi da
Venezia, la città più bella e più turistica del mondo, si
erige un terrapieno di due metri, utilizzando i rifiuti
inquinanti. Sopra sorgerà il Petrolchimico, che si chiamerà
prima Sicerison, poi Montedison, Montefibre, Enimont ed
Enichem.

Alla fine degli anni ’50 lavorano nell’area industriale di
Marghera più di 30.000 operai.

Nel 1962 viene approvato il piano regolatore di Venezia,
dove si legge testualmente: “si autorizza a Marghera la
costruzione di impianti che diffondono polvere o
esalazioni dannose alla vita umana e che scaricano in
acqua sostanze velenose”. Proprio così, senza mezzi
termini.

A Marghera sembra andare tutto a gonfie vele, c’è lavoro e
benessere, ma una ventina d’anni dopo la musica cambia
tragicamente. La gente comincia a morire di cancro al
fegato, ai polmoni, al cervello.

Cosa si produce al Petrolchimico di Marghera

Tra le altre cose, si produce il cloruro di vinile, meglio
conosciuto come PVC.

Il PVC (cloruro di polivinile) è un polimero plastico
costituito da una catena di tante unità di CVM (cloruro di
vinile monomero), formate dall’unione dell’etilene (che si
estrae dal petrolio) con il cloro (ottenuto rompendo le
molecole di cloruro di sodio presente nel sale marino).1

Il CVM è un lattice bianco e, negli anni ’50, il sistema di
lavorazione produceva un gas tossico. Lo si sapeva già da
10 anni, ma ne venivano informati solo i dirigenti, che
quel lattice bianco non lo toccavano manco per sbaglio.
Quello stesso gas veniva portato mediante compressione
allo stato liquido e quindi pompato con le autoclavi di
polimerizzazione dove un apposito dispositivo di
agitazione permetteva di disperderlo in piccolissime
goccioline, nella massa dell’acqua stessa. Le molecole di
cloruro di vinile si uniscono in catena, trasformando così
ogni goccia di liquido in una particella solida.

Ogni 100 tonnellate di cvm si producono 85 tonnellate di
PVC. Delle altre 15 tonnellate che mancano, 5 sono
recuperate con il degasaggio alla fine della
polimerizzazione e le altre 10 vanno disperse con l’aria,
attraverso i camini dell’essiccamento.

Gas, polvere. Gli operai ne erano immersi ogni giorno. E
altro fuoriusciva dalle ciminiere. E altri rifiuti ancora
andavano nei fiumi e nella laguna.

E gli operai iniziano a stare male. Specialmente gli addetti
a insaccare il PVC e chi si occupava di pulire le autoclavi.
In questo ultimo caso la morte è rapida: uomini sani e forti
in pochi mesi muoiono di una strana forma di cancro al
fegato, chiamata angiosarcoma epatico. Altri fanno in
tempo ad andare in pensione, prima che il cancro li
stronchi.

La prima ricerca scientifica relativa alla cancerogenicità
del cloruro di vinile la effettua Pier Luigi Viola, medico
della Solvay di Rosignano nel 1967, e altre ricerche
vengono pubblicate negli anni successivi. Nel 1970 è la
stessa Montedison ad affidare all’oncologo Cesare Maltoni
il compito di verificare i dati e determinare gli effetti del
CVM e del PVC sull’uomo. Nel 1971 l’Istituto Regina
Elena informa il Ministero della Sanità che il cloruro di
vinile è un agente fortemente cancerogeno. Nei ratti
un’esposizione di cloruro di vinile di 250 parti per milione
provoca il cancro al fegato e ai reni.

I lavoratori della Montedison hanno subito l’esposizione a
una dose di cinquecento parti per milione. Ma è un dato
sottostimato perché fornito dalla società stessa, che non ha
mai permesso verifiche sul campo.

Maltoni continua i suoi studi e nel 1973 comunica i dati
definitivi: il CVM provoca il cancro. E il cancro compare
a un’esposizione di 10 parti per milione. Gli operai di
Marghera e dello stabilimento di Ferrara sono esposti a
ben altre dosi. Gli addetti all’autoclave nel 1973 si
beccavano 8000 parti per milione e per questo prendevano
una paga base di 80.000 lire al mese, un indennizzo
nocività di 2000 lire.

La legge che avrebbe obbligato le aziende ad abbassare le
esposizioni a 3 parti per milione sarebbe arrivata solo nel
1983. E, visto che il periodo di latenza del cancro è 15/30
anni, ancora oggi si continua a morire di CVM.

Se non bastasse tutto questo, Montedison prima ed
Enichem poi hanno sempre gettato gli scarti delle
lavorazioni in laguna, malgrado ci siano delle leggi
speciali per Venezia, una del ’36 e una del ’63 che dicono
esplicitamente “è vietato scaricare in qualsiasi modo,
rifiuti o sostanze che possano inquinare le acque della
laguna”. Ma le due leggi vengono semplicemente ignorate.

Solo nel ’73 la legge Merli impone nuove regole agli scarti
nocivi, ma per pressioni delle aziende la legge entrerà in
vigore solo 9 anni dopo, nel 1982. E i primi controlli
saranno effettuati nel 1989. Ma i dirigenti del
petrolchimico non si preoccupano molto né della legge né
dei controlli. Dal 1992 al 1998, su 1648 controlli a
campione risultano 2213 superamenti dei limiti.

Fino al 1989 le emissioni in atmosfera di CVM si sono
aggirate sulle 800 tonnellate all’anno, si sono ridotte a 3
nel 1993.

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