31/07/2004 -morta laura betti

ROMA – ”Una tragica Marlene, una vera Garbo” che si era ”messa sul volto una maschera inalterabile di pupattola bionda”. Cosi’ Pier Paolo Pasolini definiva Laura Betti nel 1971 immaginando per ‘Vogue’ un necrologio dell’attrice per il 2001.

”Un’eroina, una persona molto spiritosa e un’eccellente cuoca” sottolineava Pasolini parlando della sua amica attrice, con cui strinse un grande sodalizio artistico e di anime. E immaginando la sua morte tre anni prima di quella vera lo scrittore aveva detto nel necrologio: ”Sono sicuro che nella sua tomba ella si sente bambina. Ella e’ certamente fiera della sua morte, considerandola una morte speciale”. ”’La mia morte e’ provvisoria, e’ un fenomeno passeggero’ essa par dire, – continuava Pasolini – con l’aria di un personaggio di Gogol’, Dostojewsky o di Kafka, ‘in alto loco si sta brigando perche’ tale noiosa congiuntura venga superata e tutto torni come prima”’.

Contestatrice, anima in rivolta, graffiante e ruvida, la Betti non era, spiega ancora Pasolini, una persona ambigua, al contrario una donna ”tutta d’un pezzo: inarticolata come un fossile”.

Sempre controcorrente come il suo amico Pasolini, l’attrice e regista, nata a Bologna il 1 maggio del 1934 e il cui vero cognome era Trombetti, era entrata nel mondo dello spettacolo come cantante jazz ed e’ stato proprio il suo modo di usare la voce una delle sue forme di espressione piu’ originali. Definita da alcuni giornali romani dell’epoca la ‘Giaguara’ perche’ ”aggressiva e intrigante”, la Betti dopo il debutto a meta’ anni ’50 ne ‘I saltimbanchi’ con Walter Chiari e nel ‘Cid’ di Corneille con la compagnia di Enrico Maria Salerno, la Betti diventa la cantante degli scrittori interpretando per lo spettacolo ‘Giro a vuoto’ nel 1960, canzoni con testi di Soldati, Moravia, Flaiano, Calvino, Bassani e Pasolini.

Incontrato per la prima volta nel 1956, Pasolini per lei ritaglia ruoli difficili muovendosi, dal teatro al cinema su percorsi originali. Diva del Cinema ne ‘La Ricotta’, serva Emilia in ‘Teorema’, con cui vinse una coppa Volpi a Venezia nel 1968 e donna di Bath ne ‘I racconti di Canterbury’, la Betti ha lavorato anche con registi come Roberto Rossellini (‘Era notte a Roma’), Federico Fellini (‘La dolce vita’), Marco Bellocchio (‘Nel nome del padre’), Bernardo Bertolucci (‘Novecento’), Mario Monicelli (‘Viaggio con Anita’), la Betti e’ stata molto amica di scrittori e artisti della scena letteraria di quegli anni, primo fra tutti Moravia al quale era profondamente legata.

Direttrice del Fondo Pier Paolo Pasolini, creato da lei nel 1980 e recentemente trasferito a Bologna, la Betti era diventata regista lei stessa nel 2001 per lavorare al film-documentario ‘Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno’ che nelle sue intenzioni voleva essere il piu’ completo mai realizzato sulla vita dello scrittore, evento fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2001.

”Ho fatto un film – aveva spiegato la Betti – sognando le parole di Pier Paolo immerse in tutto cio’ che da tempo non lo riguarda, come un’enfatica, mondana e stridente democrazia, una falsa capacita’ di capire, una non troppo furtiva apologia della bassa cultura, bassa, strisciante, penetrante e capace di una potente e vorace assimilazione” per poi aggiungere che il film era ”un delirio sano”.

Impegnata negli ultimi anni a tenere viva la memoria di Pasolini soprattutto fra i giovani, la Betti ha girato il mondo per presentare rassegne cinematografiche sullo scrittore al quale ha dedicato numerosi recital. (ANSA)

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