Le accuse del magistrato dopo la nomina di Grasso
alla Procura nazionale. “Un ammonimento”
Caselli: “Manovre nel Csm
per escludermi dall’Antimafia”
Il procuratore: la mia colpa è di aver avviato processi scomodi
di ETTORE BOFFANO
Il procuratore generale
di Torino, Giancarlo Caselli
TORINO – Giancarlo Caselli, adesso che la Procura nazionale antimafia ha trovato in Piero Grasso il suo nuovo capo, lei come si sente: vittima di una vendetta politica?
“Il problema non è Grasso o Caselli e, comunque, la parola vendetta non mi piace. Infatti, vorrei, fosse chiaro a tutti che questo non è un caso personale, ma piuttosto un ammonimento a chi in futuro vorrà comportarsi come ci siamo comportati noi”.
Noi chi?
“La procura di Palermo. Intendo dire ciò che io e gli altri pm di quell’ufficio abbiamo ottenuto: l’aver avviato e fatto celebrare certi processi che, a detta di qualcuno, non si dovevano fare”.
Anche il processo contro Giulio Andreotti?
“Io non vorrei parlare ancora una volta di Andreotti, ma quel processo è stato quello più citato in questa strategia per escludermi dal concorso per la Procura antimafia. E tanto più si metteva in risalto che la stessa Cassazione ci aveva dato ragione, sino al 1980, riguardo alle nostre accuse ad Andreotti, tanto più si discuteva di quel processo collegandolo al mio nome. Quasi un’interfaccia della controriforma dell’ordinamento giudiziario”.
In che senso?
“Un “colpiscine uno per educarne molti altri”, un “statevi accorti” spedito a tutta la magistratura”.
Ma non è un giudizio che risente troppo del suo coinvolgimento personale in tutto questo?
“Per 40 anni ho messo gli interessi generali sempre davanti a quelli particolari e soprattutto a quelli personali. E’ fuori discussione che la Procura antimafia continuerà a lavorare molto bene anche senza di me. Ma il modo usato per escludermi da un concorso, a partita aperta e violando principi fondamentali, è forse la prima e clamorosa prova generale di come il potere politico vorrebbe condizionare l’indipendenza della magistratura. Si sono cambiate le regole, si è fatto ricorso prima a un decreto legge e poi a un emendamento della riforma dell’ordinamento giudiziario per raggiungere lo scopo: l’altra faccia dell’uso che questa maggioranza ha talora fatto delle leggi ad personam”.
C’è un’obiezione quasi scontata: ma Grasso non è comunque un buon procuratore antimafia?
“Lo ripeto, non ho mai badato agli interessi personali e le mie riflessioni non riguardano questa o quella persona, ma il rispetto di regole generali. A Grasso, magistrato che non manca certo di esperienza, vanno tutti i miei sinceri auguri. So benissimo che lui, come altri, aveva tutti i titoli per essere scelto. Ma lo scandalo è aver impedito un confronto totale escludendo qualcuno dal concorso, nel caso specifico me. L’aver sottratto al Consiglio superiore della magistratura la sua piena autonomia decisionale. Io non avrei mai contestato il risultato se delle forze esterne non avessero condizionato la procedura già aperta davanti al Csm”.
Che nome e cognome hanno quelle forze esterne?
“La maggioranza politica di governo, che ha usato un decreto legge e un emendamento di fatto contro di me. Si è deciso di interferire nella partita già cominciata. All’inizio era un intento condiviso ma sussurrato, poi è diventato esplicito e rivendicato”.
Chi ha rivendicato il suo siluramento?
“Il senatore Bobbio di An, ad esempio, un ex pm di Napoli. Lui, relatore della riforma dell’ordinamento giudiziario, ha presentato l’emendamento che mi riguarda e in più di una dichiarazione pubblica ha fatto il mio nome e mi ha indicato come l’obiettivo. Poi altri esponenti della Casa delle Libertà, come Gargani e Franceschini, hanno detto o scritto che questo era lo scopo del cambiamento delle regole. Bobbio, infine, raggiunto il risultato, ha già annunciato che adesso la legge si può di nuovo mutare: il limite di età può salire da 70 a 72 anni. Una chicca finale insomma, come dire: bloccato Caselli, non c’è più bisogno di penalizzare quasi altri 600 magistrati italiani”.
E la magistratura, come si è comportata?
“Io distinguerei il giudizio sui miei colleghi magistrati da quello su alcuni componenti togati del Csm. La magistratura ha capito che questa era la prova generale della controriforma giudiziaria contro la quale si è battuta addirittura con lo sciopero. Cambiare le regole delle nomine direttive, per poter ostacolare qualche magistrato, contrasta con un principio fondamentale di stampo liberale secondo cui “uno Stato senza garanzia dei diritti e separazione dei poteri non ha una Costituzione”, come già sancito, fin dal 1789, della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino. Non so come tutto questo possa definirsi: certo è una roba da non crederci. In Italia non era mai accaduto”.
Veniamo al Csm, come si è mosso in questa vicenda?
“Il Csm è il garante della nostra indipendenza. Mentre le strategie per bloccarmi erano già in corso, alcuni membri laici esponenti della Casa delle Libertà hanno detto che c’era un accordo di maggioranza per votare uno diverso da me. Mi stupisce che questa posizione non sia stata smentita dai membri togati chiamati in causa. Poi, proprio mentre si preparavano le iniziative legislative che mi riguardavano, gli esponenti togati di Unità per la Costituzione e di Magistratura indipendente, e cioè dei magistrati, hanno sottoscritto dei documenti congiuntamente a quei membri laici, documenti che avevano l’esplicito scopo di non contrastare le “manovre” contro di me in corso al di fuori del Csm. Senza voler capire che ciò che stava accadendo non era un attacco a Caselli, ma all’indipendenza di tutti i magistrati”.
(17 ottobre 2005