Per le strade di Bassora
Un giornalista iracheno racconta la vita quotidiana in città
Il 20 settembre a Bassora, zona a maggioranza sciita nell’Iraq meridionale, l’esercito britannico ha dato l’assalto al carcere della città gestito dalla Guardia Nazionale irachena. I militari della Gran Bretagna non sono andati per il sottile, lanciando l’assalto alla prigione con dieci carri armati e la copertura aerea garantita da alcuni elicotteri d’assalto. Quando le mura del carcere hanno ceduto sotto i colpi dei tank britannici, la folla inferocita ha assaltato i blindati con bottiglie incendiarie e pietre. Alla fine i britannici si sono ritirati, lasciando sul terreno 4 dei loro mezzi blindati distrutti.
La battaglia di Bassora. Ma qual era lo scopo di questa operazione in grande stile? Le truppe britanniche hanno liberato due dei loro che erano stati arrestati poche ore prima dalla polizia irachena. Le ricostruzioni dell’arresto dei due militari britannici sono contrastanti. Secondo gli ufficiali di polizia iracheni i due inglesi, che viaggiavano in abiti civili, hanno rifiutato di farsi identificare a un posto di blocco. Secondo il deputato Fattah al-Sheikh, intervistato da al-Jazeera, i due militari inglesi erano travestiti da arabi e l’auto sulla quale viaggiavano era piena di esplosivo. John Reid, ministro della Difesa britannico, non ha commentato limitandosi a confermare l’arresto di due militari del contingente della Gran Bretagna in Iraq. Alla fine dell’attacco i due militari sono stati liberati, ma con loro sono scappati anche 150 detenuti iracheni che hanno approfittato della confusione per dileguarsi. Le immagini di ieri hanno colto di sorpresa l’opinione pubblica, abituata a sentire parlare di Bassora e di tutta la zona controllata dagli sciiti come di un’isola felice.
Nessuna sorpresa. Qusay, un giornalista iracheno free-lance che vive in città e collabora con tv e radio non la pensa così. “Se si guarda la situazione dal punto di vista del cibo e dell’acqua, Bassora è tranquilla”, racconta Qusay, “la gente non muore di fame e di sete, ma la situazione in città è molto pericolosa. Le truppe britanniche che hanno la responsabilità della zona vivono rintanate nelle loro basi, non escono mai. La città è in mano alle milizie armate. Nello specifico a Bassora il potere reale è nelle mani delle milizie del Mahdi, quelle fedeli a Moqtada al-Sadr per intenderci. I militari si limitano a controllare le strutture d’interesse strategico e commerciale, ma lasciano che per le strade della città viga la legge del taglione. Alle milizia del Mahdi si contrappongono infatti le milizie del Badr, i gruppi armati del partito Sciri, la principale formazione politica sciita in Iraq. A tutte e due queste formazioni sciite si oppongono i gruppi armati sunniti d’ispirazione salafita. Gli episodi di violenza sono all’ordine del giorno e, nelle rappresaglie che seguono un attacco, paga sempre la popolazione civile”. La situazione che racconta Qusay è molto pesante. Il giovane giornalista iracheno testimonia una vita quotidiana che, a tratti, ricorda la Kabul dei talebani. “Le milizie, armate fino ai denti e con i passamontagna, girano per le strade della città su pick-up”, racconta Qusay, “con la forza impongono la chiusura di tutte le attività che loro ritengono immorali: sotto i loro colpi cadono parrucchieri, negozi di alcolici e negozi di musica. Una ragazza di Bassora, che lavorava come interprete e giornalista, è stata assassinata e io stesso, in più di una occasione, sono stato minacciato di morte”. Gli episodi che Qusay racconta sono tanti, ma uno in particolare rende l’idea del clima irrespirabile di Bassora. “Un giorno alcuni studenti universitari avevano organizzato un pic-nic fuori città”, racconta il giornalista, “il gruppo era composto da ragazzi e ragazze che avevano solo voglia di divertirsi e di stare insieme. I miliziani del Mahdi, con la complicità della polizia, hanno circondato la zona e, per punire la promiscuità di quella innocente scampagnata tra amici, hanno bastonato tutti i presenti, distruggendo i loro cellulari e arrestando 8 ragazzi. Nessuno ha mosso un dito”.
Mancata pacificazione. Questo il clima che si respira a Bassora, ma l’esercito britannico avrebbe la responsabilità di quello che accade. “Come spiegavo i militari non fanno nulla”, racconta Qusay, “e quando lo fanno è anche peggio delle milizie. Un’operazione condotta in città per trovare armi è finita in un bagno di sangue: 10 morti. Tutti civili. Inoltre non sono mai cessati gli arresti arbitrari da parte dei militari britannici che, come accade anche in altre zone del Paese, detengono illegalmente centinaia di persone senza sottoporle a un processo, senza dare loro modo di vedere un avvocato e senza dare notizie alle famiglie. La loro presenza in città non ha per altro portato nessun beneficio lavorativo ai cittadini, com’è accaduto in altre parti dell’Iraq, perché tutta la manodopera civile che lavora nelle basi britanniche è composta da lavoratori che arrivano dall’estremo Oriente. Come può la gente avere un buon rapporto con loro?”, chiede Qusay. I fatti del carcere di Bassora dimostrano come la situazione sia fuori controllo, anche perché la popolazione civile si trova stretta tra la brutalità dei metodi dei militari del contingente britannico e le violenze delle milizie. “Comunque la tensione tra sciiti e sunniti non tocca la gente comune. Io ne sono un esempio pratico: mio padre è sciita e mia madre è sunnita. Sono i radicali di entrambe le parti che rendono la situazione molto pericolosa – conclude Qusay – Se i britannici non riescono a tenere la situazione sotto controllo, dovrebbero almeno evitare di rendere la situazione ancora più difficile”.