abu mussab al zarqawi is dead.

“Abu Mussab Al Zarqawi è morto. Il suo nome è utilizzato dagli occupanti per restare in Iraq”

Lo sceicco Jawad al Khalisi è imam sciita della moschea di al Kadhimiya, a Baghdad, e preside della  scuola religiosa annessa. E’ di passaggio a Parigi dopo l’incontro interreligioso di Sant’Egidio, a Lione

Michel Bôle- Richard

Le Monde, 16 settembre 2005

Abu Mussab Al Zarqawi ha dichiarato la “guerra totale” agli sciiti e commesso, mercoledì 14 settembre, il massacro più sanguinoso a Baghdad dall’inizio della guerra in Iraq. Cosa pensa di questa dichiarazione?

Io non penso che Al Zarqawi esista in quanto tale. E’ soltanto un’invenzione degli occupanti per dividere il popolo,  poiché è stato ucciso nel nord dell’Iraq all’inizio della guerra, mentre si trovava con il gruppo di Ansar Al Islam, nel Kurdistan. La sua famiglia, in Giordania, ha provveduto a una cerimonia dopo la sua morte. Abu Mussab Al Zarqawi è quindi un fantoccio utilizzato dagli americani, una scusa per proseguire l’occupazione. E’ un pretesto per non lasciare l’Iraq.

Ma perché dichiarare la « guerra totale » agli sciiti ?

Al fine di avvicinarli alle forze di occupazione. In questo modo, gli sciiti troveranno rifugio presso gli americani piuttosto che unirsi alla resistenza. Perché gli sciiti partecipano alla resistenza al sud, come lo testimoniano i recenti attentati commessi, soprattutto a Bassora.

Eppure, non è stato appena annunciato che  Najaf è passata sotto il controllo delle forze irachene e che altre città del Sud faranno lo stesso?

Non è vero. E’ solo un annuncio ad effetto per i media. In realtà. Le forze irachene non controllano la situazione e le truppe di occupazione restano nella periferia per intervenire nel caso ci fossero dei problemi.

Il progetto di Costituzione adottato sarà sottoposto ad un referendum il 15 ottobre. Che ne pensa?

E’ un testo adottato affrettatamente per rispondere all’agenda degli Americani. Non riflette le speranze del popolo iracheno, che è più preoccupato della sua sopravvivenza giorno per giorno  e della sua sicurezza. Il progetto è stato concepito nella “zona verde” di Baghdad, sotto la guida dell’ambasciatore americano. Come ha detto uno specialista di questioni irachene britannico , “la Costituzione equivale ad occuparsi di sistemare le sdraio sul ponte del Titanic mentre sta affondando”. Adesso l’Iraq sta sprofondando.

Il referendum sarà un successo, come lo sono state le elezioni di gennaio ?

Personalmente, io invito al boicottaggio, ma se i miei concittadini decidono di andare a votare “no”, noi non ci opporremo. In ogni caso, George Bush ha già preparato la sua dichiarazione che afferma che questa consultazione è stata un successo e un progresso sul cammino della democrazia. Ma questo cambia qualcosa per l’Iraq?

Qual’è la posizione del grande ayatollah Al Sistani su questo referendum?

Non ha ancora preso posizione. Coloro che sono favorevoli al processo tentano di usarlo per incitare la popolazione a votare. Può dire “si” o non dire niente. Per le elezioni del trenta gennaio, aveva sostenuto le elezioni, ma il popolo iracheno non ne ha tratto beneficio e le promesse non sono state mantenute. Da allora, la situazione non ha fatto altro che peggiorare. Coloro che sono stati eletti sono più preoccupati per il loro posto e il loro benessere che per quello del popolo. La corruzione è generalizzata. Neanche il bilancio della ricostruzione è stato realizzato.

Ibrahim Al Jaafari è un cattivo primo ministro così come è un cattivo medico. Non è come il vostro Pétain, che era stato un buon generale prima di essere un pessimo politico…

Allora,secondo lei, qual è la soluzione per salvare l’Iraq?

Prima cosa: un calendario di ritiro delle truppe. In secondo luogo: mettere le competenze nazionali sotto la supervisione dell’ONU al servizio del paese, e non più dei politicanti. Infine, un dialogo nazionale con l’organizzazione di elezioni sotto supervisione internazionale.

Se l’occupazione continua, la situazione non farà che peggiorare e sempre più iracheni si uniranno alla resistenza.

 

 (Traduzione di Paola Mirenda)

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