Muerto Pinochet: Victor y Salvodor viven siempre

Non avrei dovuto,
davvero,
domani mattina presto ho gli esami del sangue.
 
Ma in una città dell’Europa appena europizzata
non trovando nulla di italico in enoteca
 avendo sentore di quello che stava avvenendo,
due giorni fa mi sono tuffato nel vino cileno,
che ancora adesso non ho finito nell’accumulo di bottiglie vuote.
 
Nel brindare all’eclissi di un mostro,
nel commuoversi al ricordo di un lutto anche nostro.
 
Oltre a Salvador Allende vogliamo ricordare quest’oggi Victor Jara,
proponendo una delle sue ultime esibizioni pubbliche,
e un testo poetico che si scrisse quando venne arrestato ed internato nello stadio “Chile” (oggi stadio “Victor Jara”)
poco che prima che su ordine dello stesso Pinochet, fu ferocemente torturato e poi ucciso.
victor jara download, video di vicort jara scarica
 
 
 

poesia di victor jara
Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.

Sei dei nostri si son perdi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendosi la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl’importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c’è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.

Ma all’improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.

Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.
(Victor Jara,  trad. Riccardo Venturi)

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scarica mp3:

Cuando Voy al Trabajo — Victor Jara: Grandes de la Nueva Canción
Chanarcillo (Victor Jara) — Gonzalo Vargas: Inkuyo——————————————–

 

Approfondimenti cileni su guerrillaradio:

L’altro 11 settembre

il papa karol wojtyla subito santo???
 
lettera  delle Madri di Plaza de Mayo

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