CIELO SPINATO
La terra era di Dio e Dio la rese agli uomini.
Mohammed Gesu’ e Moshe predicavano il cielo calpestando lo stesso suolo.
Gli spazi allora erano infiniti e privi di barriera alcuna,
e infiniti erano pure gli sguardi che si perdevano all’orizzonte ricongiungendosi con Dio.
Ora,
le montagne son ridotte a fortini
le colline zone di caccia per i cecchini,
I fiumi condotti ad una foce fantasma da una mano straniera.
Il mare a Gaza era un fresco manto cristallino.
Ogni giorno riversava generoso
i suoi frutti sugli abitanti che ne affolano le rive.
2 miglia dalla costa,
e’ ora il limite inviolabile imposto da israele,
entro cui i malconci pescherecci palestinesi possono svolgere la lorto attivita’ di pesca.
Si accalcano uno sull’altro arando un lembo di mare oramai carente di vita.
Ogni tanto uno sprazzo di vento spinge un po’ piu’ in largo una di queste bagnarole come tutte fatte di legno d’ulivo,
Allora interviene una delle tante navi da guerra battenti bandiera israeliana che pattugliano la costa,
e l’affondano a suon di cannonate.
E’ successo che questi pescherecci venissero affondati anche mentre navigavano nell’esile lembo di mare a loro concesso, cosi’ solo perche’ ritenuti “sospetti”.
2 miglia a Gaza segnano un confine invisibile fra la vita e la morte
10 chilometri invece a tel aviv
consigliano piu’ che delimitano
il limite oltre il quale non e’ piu’ favorevole praticare il windsurf per gli israeliani…….
Gaza e tel aviv distano fra loro meno di cinquanta chilometri.
ma quanto immensa e la distanza morale fra chi subisce la tirannia di uno stato arrogante e chi la perpetra con freddezza omicida???
Ancora, c’era un tempo in cui un abitante di Gerusalemme per andare a trovare un parente a Gaza impiegava si’ e no qualche ora di macchina, ora ci vogliono minimo 2 giorni,
si corre a tel aviv, si prende un aereo per il cairo, e dall’Egitto ci si sposta alla frontiera con cercando un sistema per entrare.
Senza check points da Tulkarem a Qulquilia sono 25 minuti se ti va male
abbiamo salutato Khaled alle 1330 alle 0100 am ci ha chiamato per rassicurarci di esser arrivato a destinazione sano e salvo.
Un continuo ebreferico zigzagare fra campi e strade improvvisate tutto per evitare i posti di blocco che in caso di coprifuoco non permettono ne a persone ne a materie ed alimenti di varcare le barriere.
Mi sono mosso un paio di giorni fa verso Nablous, giunto innanzi alle porte della citta’,
ho vedtuo una fila di 200 persone sotto un sole cocente che soffrivano e soffocavano per il caldo impietoso nel tentativo di tornare a casa.
Io ultimo della fila, mi preoccupavo del rischio disidratazione che le ore di attesa sotto trentacinque gradi e nessuna possibilita’ di irifocillazione li attorno mi avrebbe potuto ben presto riguardare,
quando qualcuno mi ha messo a braccetto il piu’ anziano e malato di tutti.
“tu puoi passare, tu puoi passare, tu puoi far passare quest’uomo”
Allora ho baciato la mano tremante di questo vecchio arabo,
e sussurandogli le poche parole che conosco della sua lingua tanto per tranquillizzarlo,
ci siamo incamminati verso il filo spinato e il cannone del carroarmato sembrava riprenderci come in un film.
Ho percorso 150 metri fra bambini piangenti, carozzelle con infanti e carretti cosparsi di alimenti che si sfaldevano al sole, e verdura e frutta che veniva depradata da sciami di insetti.
donne disperate pregavano sotto vesti soffocanti,
uomini tristi e solitari stavano accovacciati in attesa del loro turno.
Di fronte al gabbiotto dove il mio passporto veniva sfogliato con dovizia di domande
ho recitato per benino la parte del turista capitato li per caso ( per caso a Nablous sotto coprifuoco???) e mi sono stupito ancora una volta nella poca arguzia di questi ragazzini vestiti da soldati.
Sono scivolato via senza problemi con il baba sottobraccio che mormorava incessatemente parole di benedizione in mio favore.
“I check point sono una misura di restriozione della vita palestinese necessaria per prevenire gli attacchi suicidi a Israele” (parole di un soldato di tel aviv originario belga incontrato l’altro giorno).
Eppure io che sono giovane e forte a costo di camminare anche quattro ore senza sosta o di viaggiare tutta la giornata a bordo di un pulmino sfasciato, sono sempre riuscito a tagliare tutti i loro posti di controllo, e ogni cinque sei giorni apro il giornale e leggo dell’ennesimo attacco su territorio israeliano da parte di hamas o jihad islamica.
Spesso i check points lasciano passare solo le donne, o gli uomini aldisopra i 40anni
uno dei nostri compiti era quello di cercare di far passare quante piu’ persone possibili dialogando coi soldati.
Oppure sostiamo li’ vicino come osservatori, senza internazonali attorno, gli israeliani non esitano a commettere crimini contro i piu’ elementari diritti umani, come arrivare a far spogliare completamente di fronte alla folla, i vecchi uomini di modo da umiliare pubblicamente tutta la famiglia, o legare mani e piedi giovani sospetti, farli attendere sdraiati sotto il sole anche dieci ore senza cibo ne acqua.
A volte il check point chiude improvvisamente, allora intere famiglie sono costrette a dormire per strada in attesa che i pigri ufficiali israeliani di servizio decidano di riaprire le imposte la mattina seguente.
Un dottore di Ramallah mi ha mostrato tebelle e dati che segnano le morti durante le lunghe attese in fila ai punti di controllo, un centinaio di persone sotto cura di dialisi decedute nei primi due anni di intifada, senza aver mai potuto raggiungere l’ospedale e le cure che consentivano loro di restare in vita.
E quante madri con un bimbo in grembo in attesa di un cesareo urgente sono morte al dila’ del filo spinato???
Diversi parti si registrano l’anno, nella lunga fila di miserabili che conduce verso un check point.
Queste madri coraggio mettono tristemente al mondo creauture le quali assorbono come prima luce nei loro occhi, nient’altro oltre il verde militare delle jeep e dei tank che li circondano.
Quali prospettive di vita attendono bimbi che fin dal primo istante della loro nascita avvertono sofferenza e urla di disgrazia?
Non succede solo di rado che queste donne in preda ai lancinanti dolori preparto si lanciano oltre le barriere senza controllo,
tristemente la cronaca racconta come ai soldati non è parso vero poter utilizzare un proiettile per mettere fine a due vite.
Anziani muoiono d’infarto sotto il sole o il vento invernale.
Di notte mi è capitato di scortare l’ambulanza nei giri di pronto soccorso , spesso i militari ci hanno fermato,
e fatto attendere infiniti minuti per il controllo dei documenti, anche quando la nostra vettura risuonava piena dei lamenti di un ferito grave a bordo.
A Tulkarem l’anno scorso, un autista di un’ambulanze è morto, e l’ infermiera che gli stava accanto è rimasta seriamente ferita,
colpiti entrambi da una scarica di mitragliatore partita da un carroarmato che si era messo di traverso in modo da bloccargli la strada.
Il suolo è solido e puo’ esser fortificato, il mare è liquido e viene delimitato da costanti pattugiamenti navali, ma il cielo è ancora qualcosa che neanche israele riesce a pienamente a governare. Sebbene non esista nessun aeroplano in tutta la Palestina , e gli ultimi elicotteri di Arafat furono distrutti circa un anno fa, l’estate scorsa a Nablous mi sono reso conto puntando gli occhi in aria di quale potenza di suggestione sia la fantasia dei bambini..
Costretta al coprifuoco quindi chiusa da mesi e mesi, la città si presenta sfiancata nel morale e nelle forze, le strade semideserte e le le piazze ridotte a cumoli di macerie dalle continue incursioni dei cingolati israeliani. In aria allora si scorgeva la sfida affrontata dai bambini contro ogni check point e i mesi di occupazione violenta ed estenuante.
Gurdata verso l’alto,
Nablous appariva allora come un città in festa,
Centinai e centinai di aquiloni ne colorovan il suo cielo in vortici di volo, come a dichiarare al mondo un segno di libertà a cui tutti questi uomini in miniatura da sempre agognano.
” i soldati sparano spesso contro gli aquiloni, sono il primo bersaglio dopo i lampioni per strada di notte.
Ma ad ogni aquilone distrutto, il giorno dopo se ne presentano di nuovi più belli e colorati.
possono rinchiuderci, toglierci il cibo l’acqua e anche la luce, ma non potranno mai privarci dell’aria, del cielo e della nostra voglia di sognare.” mi mormorò un bambino impegnato a sciogliere la matassa dei suoi sogni impigliati su un insegna arruginita.
Il cielo è di Dio e Dio chiama i bambini come suoi ospiti.
ogni giorno, occupati e reclusi, questi bimbi rapiti e resi prigionieri nella prorpia terra,
vanno a trovarlo attraverso un filo di esile speranza e sogni di pace e di libertà rinchiusi in fragile triangolo di carta.
che nessun filo spinato potrà mai rinchiudere dentro.
peaceloveempaty
Vittorio “Nasser” est.
-la mia stagione all’inferno-