dai buchi filtra la luce

somewhere in Palestine, maggio 2003

 

 Dai buchi filtra luce

 

Dai buchi filtra luce,

la mattina i raggi del sole
perlustrano la stanza, ci ispezionano

Temiamo il buio.
e’ di notte che di solito arrivano,
Ma anche del sole non ci si puo’ fidare
perche’ anche di giorno vige il coprifuoco.

Allora  imboccare la strada che dalla casa conduce alla moschea o alla fattoria
puo’ voler dire muovere gli ultimi passi incontro ad un tank o una jeep supercorazzata.
dritti incontro alla morte.

Siamo a Seida, a due passi da Turkalerem,   tremila anime di un paesino immerso in una splendida campagna fitta di uliveti e viti
Capace di sfornare diversi martiri consacrati alla jihad islamica.

E il nostro compito quaggiu’ e’ di vegliare nelle case dei ricercati la notte,
Quando i mezzi militari iniziano a girarci in tondo
Su e giu’ le colline di questo paese.

Durante il giorno stiamo a fianco di chi conta a livello di resistenza.

“O ci consegni tuo figlio entro 48 ore o torniamo e ti demoliamo la casa”
..questa la versione israeliana di attacco preventivo.

E inizia a raccontarci la sua storia questo vecchio baba  rugoso,
Dopo vent’anni trascorsi a sgobbare come muratore alle dipendenze entro i confini di Israele,
“mi hanno ammazzato il figlio dinnanzi agli occhi,
ora vogliono l’altro, che dovrei fare io???
Che male abbiamo fatto tutti noi???
Vogliamo soltanto vivere in pace,
Perche’ non ci lasciano in pace???”

Per lo piu’ questi martiri-guerrieri sono ragazzini di 20anni con la faccia troppo dura per esser vera
ritratti nelle foto ai lati delle strade coi kalashinikov in braccio.
Gia’ diversi di questi giovani partigiani sono stati uccisi a sangue freddo durante le retate dei soldati israeliani.

Io ho legato con la famiglia di Joseph,
intimamente, fraternamente, tristemente.


      “Sono arrivati a novembre in pieno ramadam….
verso le 22 mentre stavano cenando tutti assieme.
Qualcuno, qui i muri hanno mille occhi e mille orecchi,   ha avvertito i soldati che A. era tornato a trovare la famiglia.
..”hanno iniziato a sparare tutt’intorno come dei dannati…

il ragazzo ricercato allora riesce a saltare dalla finestra e cerca la fuga fra i campi
ma dopo meno di venti passi lo colpiscono in pieno,
lui cade ferito
ma vivo.
Un’altro soldato gli si avvicina
Lui a terra, disarmato e ferito
Il soldato gli punta il fucile alla testa,
E lo finisce sfigurandolo.

Poi questo killer in divisa chiama Joseph,
Che si avvicina,   e l’ebreo, in arabo stentato gli dice:
“Guarda, questo e’ tuo fratello, l’ho ucciso io.”

A pochi metri di distanza,
tutta la famiglia e’ ora schierata contro un freddo muro,
sottoshock
Ci sono 15 persone
la meta’ sono bambini.

Arrivano i bulldozer, che si portano via  meta’ della casa.

E’ la fine di novembre e fa molto freddo a Seida,    dalle 22 alle 4 di mattina la famiglia e’ costretta a rimanere in piedi immobile,
Coi fucili puntati sui volti,    anche delle donne e dei bambini.   (che rimarrano per sempre traumatizzati, la madre e’ folle e ripete continuamente la storia di quella sciagura, i bimbi avrebbero bisogno di anni e anni di  psicoterapia intensiva per ricucire quel che quella notte ha infierito per sempre nelle loro coscienze…tremano come foglie  e piangono continuamente anche quando inocontrano noi, temono che siamo soldati israeliani)

Neanche due stracci per coprirsi nella notte gelida,   i soldati hanno concesso loro di poter raccogliere, prima di obbligarli ad assistere alla distruzione di tutti i loro averi.
Anche l’automobile, parcheggiata li’ a fianco, non viene risparmiata dall’ira meccanica dei bulldozer, che la schiacciano triturandola, la sollevano e la sbattono sul tetto dell’unica ala della casa ancora in piedi..

Alla fine sembran essere stanchi  ed appaghati della loro carneficina, fanno per andar via ma prima,
Ordinano ad un altro fratello di Joseph di rientrare nelle rovine delle casa
“why?”
“GO INSIDE YOUR HOUSE!!!!”
lui si gira fa per rientrare
un soldato gli spara ad una gamba.

Storie di ordinaria tirannia,
fra loro tutte simili eppure che da ogni ascolto creano sempre tremendi spasmi di angoscia e convulsioni di rabbia.

Joseph ha un occhio celeste e l’altro piu’ scuro,
non glielo mai domandato, ma sono convinto che e’ da quella notte che qualcosa si e’ spento per sempre in lui,   e se non pass ail confine di filo spinato e si fa saltare per aria in qualche discoteca o centro commerciale di  tel aviv,   e’ solo perche’ ha una moglie e 5 splendidi bimbi a cui pensare.

Ci sentiamo onorati di poter in qualche modo assistere questo straordinario popolo,
cosi’ generoso e amichevole verso di noi, cosi’ pieno di dignita’ e di onore e di eroismo.
Anche ora che la nostra immunita’ da internazionali viene a mancare, dopo 3 omicidi di membri dell’organizazzione, dopo che il nostro coordinatore e’ gia’ stato arrestato 2 volte (l’ultima insieme ad un italiano) nel periodo di nostra permanenza qui a tulkarem,
dopo che Osama e’ stato ferito ad un occhio nell’ultima incursione nel campo profughi.
E l’altro giorno ad un check point i soldati hanno sparato SICURI di non esser sicuri di non ferirci.

Siamo palestinesi anche noi ora,
e l’immagine straripante di emozioni che preservero’ indissolubilmente sempre dentro di me
e’ stato il veder comparire tra gli ulivi e le viti di Seida la figura del ragazzo ricercato (R., il fratello di A. barbaramente ucciso)
che tornava a casa dopo tanto tempo,   fra i gridolii di gioia dei bambini festanti,
la madre che alzava le braccia al cielo ringraziando Dio,
e il babbo con gli occhi lucidi con cui l’ho visto poi appartarsi per pregare assieme,
in un innumerevole susseguirsi di inchini riverenti ad Allah. E ho sgranato gli occhi sul continuo ciondolare sulla cinta del ragazzo di una rivoltella e una bomba a mano,
a svelare l’assurdita’ del mondo e di questa vita.
Allah akbar
Allah akbar
Allah akbar

E allora sono tornato indietro in Italia di una sessantina d’anni,
I partigiani nascosti sulle montagne , pronti a morire in battaglia contro l’occupazione nemica,
Le famiglie disperate piu’ a valle, alla ricerca di informazioni o di un contatto col parente disperso.

Non e’ per religione ne’ per ideale politico che questi ragazzi di campagna si sono convertiti in guerriglieri,
Non si sognavano neppure di invadere israele per compiere attentati,
Ma la disperazione di chi si trascina dietro una serie infinta di lutti e disperazioni crea soldati pronti al martirio,    
E una occupazione estenuante e terribile come quella israeliana ha reso temibili combattenti dei  semplici contadini ineruditi.


Gia’ tre volte R. e’ tornaio a far visita ai familiari durante la settimana in cui siamo stati a proteggere casa sua, ma e’ tutto il paese a sentirsi piu’ sicuro.

A. e’ una ragazzone dale spalle larghe e la barba lunga,
arriva sempre coi vestiti pesanti e le scarpe lerce di chi ha passato la notte alla macchia,
l’ultima volta sedutici fianco a fianco , e’ entrata nella stanza la madre e indicandoci ci ha spiegato quanto ci assomigliassimo.
Non so quanto questo corrisponda a verita’ in termini fisioniomici,
Certo e’
che se fossi nato quaggiu’ e avessi visto morire la mia gente e martoriata la mia terra,
durante tutta la mai breve esistenza,  non avrei esitato un istante neanch’io a imbracciare un Kalashnikov e a giurare battaglia in difesa della mia gente.

E da un dio qualsiasi avrei fatto benedire la mai anima.

 


5 mesi sono rascorsi da quella notte di sangue e acciaio bruciato,
10 giorni fa i soldati sono tornati a fare il tiro a segno verso le finestre della casa di Joseph,
che nel frattempo e’ stata ricostruita quasi per intero,
solo la stanza in cui dormiamo e ancora ridotta un gruviera,
da quando lanciarono in un armadio al suo interno una granata.
Fori sul soffito, alle pareti ovunque.

All’alba penetra la luce
E ferisce
perche’ risveglia all’incubo di questa vita.

 

peaceloveemapty

Vik “Nasser”

-la mia stagione all’inferno

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