Morto suicida a sessantotto anni lo scrittore Hunter S. Thompson, l’autore di “Paura e disgusto a Las Vegas” portato sullo schermo da Terry Gilliam. Fece incontrare la beat generation con il punk,
Gonzo se n’è andato. La via acida al sogno americano
Guido Caldiron
Chissà come se la sarebbe immaginata la sua morte, lui che in fondo, nelle sue storie come nella sua vita, l’aveva messa in scena tante volte come uno degli esiti possibili di una lunga serie di avventure giocate sul filo del pericolo estremo. Lo scrittore americano Hunter S. Thompson si è ucciso ieri, sparandosi un colpo in testa nella sua casa di Woody Creek, vicino ad Aspen, in Colorado. Aveva sessantotto anni e una vita intera passata ad inseguire un sogno di libertà e gioia tra i trip interminabili a base di Lsd e le fughe d’amore sulle spiagge tropicali. Con lui la narrativa statunitense perde un grande sperimentatore, una figura in grado di coniugare l’avventura della beat generation più estrema con lo spirito del punk, una sorta di via di mezzo letteraria tra i Jefferson Airplane e Iggy Pop. Giornalista sportivo, reporter, inviato al fronte e cronista politico, Thompson è stato soprattutto l’inventore di uno “stile”, qualcosa di più di un modo di scrivere o di un genere narrativo, a mezza strada tra la fantasia più sfrenata e la ricerca ossessiva di nuove percezioni da far passare per il proprio corpo, attraverso mescalina, acidi, etere e tante altre droghe. Il cosiddetto “Gonzo journalism”, ispirato proprio al nomignolo di “Dr Gonzo” con cui lo stesso Thompson parlava di sé nei suoi libri. Pare che solo le armi da fuoco e le donne affascinassero Thompson più dei simpatici intrugli che ingurgitava in compagnia dei sui compagni di avventure.
Lungo queste coordinate ha tracciato la sua rotta di scoperta di un sogno americano non ostile, o “altro” per ideologia rispetto a quello ufficiale, soltanto inseguito nelle profondità e nei recessi dell’anima, interpretato secondo il vocabolario delle droghe psichedeliche e respirato nella libertà del corpo e delle azioni. Come mostra chiaramente il capolavoro di Thompson, quel Paura e disgusto a Las Vegas che, nel microcosmo allucinato di un weekend tossico nella capitale americana del gioco e del divertimento, rovescia buona parte dei tradizionali luoghi comuni della cultura popolare degli Usa, insieme a dosi industriali di schifezze sintetiche.
Nato Hunter Stockton Thompson a Louisville, nel Kentucky, il 18 luglio 1937, il futuro scrittore diede prova della propria vivacità e intelligenza fin da piccolo. Pur non disponendo dei soldi per pagarselo, nel 1953 è ammesso, per meriti scolastici, all’Athenaeum Literary Association, ma, solo tre anni dopo, non ancora ventenne, insieme a tre amici, è arrestato e condannato per rapina. Con quella condanna perde la possibilità di laurearsi e decide di arruolarsi in aviazione, dove resterà per due anni.
A quel punto, arriva la svolta, Thompson decide di trasferirsi a New York, iniziando a collaborare con il Time e cominciando a frequentare quelli che allora sono conosciuti come “beat”. Conosce, tra gli altri, lo stesso Jack Kerouac. Dalla Big Apple fugge però per rifugiarsi nel villaggio di San Juan, a Portorico, dove si mantiene scrivendo per l’Herald Tribune.
Quando torna in America la scena è già cambiata, il sogno lisergico della beat generation volge all’incubo, violenza, razzismo e conflitto di classe nutrono altre culture giovanili. Thompson si aggrega a una banda di motociclisti, i veri folk devils del momento, considerati, un po’ come accadrà con il punk d’oltreoceano un decennio esatto più tardi, la minaccia più temibile da parte della società. Beninteso, la violenza degli Hells Angels non era certo solo un’invenzione dei media benpensanti, come dimostrarono a tutti i fatti del dicembre 1969, quando a Altamont in California, durante l’esibizione dei Rolling Stones, i motociclisti del servizio di sicurezza del festival uccisero un giovane afroamericano. Sta di fatto che il libro-reportage di Thompson, Hell’s Angels: a strange and terrible saga che uscì negli Usa nel 1966 (l’edizione italiana è stata pubblicata dalla Shake), mise una sorta di taglia sulla testa dello scrittore, a cui le bande di motociclisti promisero vendetta.
Continuando le sue collaborazioni giornalistiche, Thompson seguì nel 1968 la campagna presidenziale di Nixon e quindi si candidò alla carica di sceriffo di Aspen. Dalle sue esperienze di cronista e viaggiatore prendono forma alcuni dei libri a cui ha legato il proprio successo da The Kentucky derby is decadent and depraved del 1970 a Fear and Loathing in Las Vegas, Paura e disgusto a Las Vegas, uscito per la prima volta a puntate sulla rivista Rolling Stones nel 1971 e pubblicato anche nel nostro paese da Bompiani. Il libro fu portato sullo schermo nel 1988 dal regista Terry Gilliam e interpretato da Johnny Depp e Benicio del Toro, dopo che nell’impresa pare si fossero già provati Martin Scorsese, Jack Nicholson e Ridley Scott.
Thompson continuò i suoi viaggi, stavolta come corrispondente di guerra da Saigon a partire dal 1974, e cominciò a raccogliere appunti e storie in una serie di volumi intitolati Gonzo Papers. Nel 1994 aveva pubblicato Better than sex: Confessions of a Political Junkie, un reportage stralunato sulle elezioni politiche del 1992, uscito anche in Italia, da Bompiani, con il titolo di Meglio del sesso.