Visto negato per gli atti dalle Bahamas, ma vengono inviati lo stesso
Rogatorie sui fondi Mediaset: «Segreto violato al ministero»
Milano, rapporto alla Procura: aperti gli scatoloni con i documenti
MILANO – Gli esiti segreti delle rogatorie in plichi aperti al Ministero della Giustizia e richiusi con lo scotch, timori addirittura di una fotocopiatura degli atti a Roma prima della loro consegna ai magistrati di Milano, l’opposizione dello staff del Guardasigilli a una rogatoria alle Bahamas che le Bahamas accettano invece senza problemi mentre il Ministero si affanna ancora a contestare alla Procura di Milano di averla inoltrata fuorilegge. In via Arenula l’inchiesta Mediaset ha avuto vita dura anche dopo la retromarcia che il ministro Roberto Castelli dovette accettare nel luglio 2003 sul suo stop alla rogatoria negli Stati Uniti sul premier: lo documentano alcuni atti allegati ora all’avviso di conclusione delle indagini su Silvio Berlusconi per appropriazione indebita, frode fiscale e falso bilancio nella compravendita dei diritti tv di Mediaset.
SCOTCH IN VIA ARENULA – Il cancelliere della Procura, Francesco Santoro, e i marescialli Giovanni Anchora e Silvio Duma, in trasferta a Roma per ritirare i risultati di una rogatoria dall’estero, il 18 dicembre 2003 stilano «per doverosa conoscenza» un rapporto di servizio. Nel tipico burocratese, «i rapportanti» segnalano che «alle 9.40 presso l’ufficio della dottoressa E.D., sito al quarto piano del Ministero della Giustizia in Roma», essi «constatavano che la stessa e un’altra persona di sesso femminile erano intente alla chiusura con scotch di alcuni scatoloni aperti, facenti parte della documentazione rogatoriale che dovevamo ritirare». Nell’imbarazzo reciproco, la dottoressa «invitava i rapportanti ad andar a prendere “un caffè”, in quanto necessitava di qualche ora di tempo per completare l’opera di chiusura delle scatole». Caffè lungo. Perché alle 12.30 la dottoressa «riferiva di necessitare di ulteriore tempo al fine di sottoporre la documentazione confezionata al suo Direttore Generale».
FOTOCOPIE? – Altra storia spunta da un inciso in un carteggio tra pm e Ministero. Il Capo Dipartimento Affari di Giustizia del Ministero, in una lettera del 26 aprile 2004, accenna a una telefonata tra il pm Fabio De Pasquale e il direttore dell’Ufficio II: «Nel colloquio», il pm sollecitava il dirigente ministeriale «a ricevere personalmente» una rogatoria nelle Isole del Canale, «per assicurare la massima riservatezza alle questioni connesse alle vicende processuali del Presidente del Consiglio, aggiungendo che “occorreva evitare che qualcuno potesse avere conoscenza degli atti o addirittura farne fotocopia, avendo avuto sentore che in un recente passato ciò potesse essere accaduto”». La prima risposta del Ministero è tra l’offeso e lo sdegnato, perché «vengono sollevati dubbi sulla riservatezza» del Ministero «sulla base di asserite e imprecisate sensazioni». Ma il primo luglio 2004, il tono cambia: «Da ultimo – scrive il Capo Dipartimento ministeriale al pm – non vorrei soffermarmi sull’esigenza di mantenere la massima riservatezza in ordine alla vicenda che il Suo Ufficio ( la Procura, ndr) ha segnalato al responsabile dell’Ufficio II della Direzione Generale. Le assicuro che il competente ufficio ministeriale si è sempre attenuto ai canoni della correttezza e riservatezza, in questa come in tutte le rogatorie di possibile rilevanza politica».
BAHAMAS -Ministero e Procura ingaggiano un match epistolare anche sulla rogatoria che i pm inoltrano in via d’urgenza direttamente alle Bahamas l’1 novembre 2003, mandandone solo poi una copia al Ministero. Che in dicembre risponde che la rogatoria, «così come inoltrata, risulta in contrasto sia con la procedura prevista» dalle norme italiane «sia con la normativa vigente nelle Bahamas». I pm replicano che una legge del 2000 delle Bahamas lo permette. Il Ministero controreplica indicando esempi di magistrati italiani additati come più ligi dei colleghi milanesi; e con insistite argomentazioni del Capo Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Gianfranco Tatozzi, (di recente nominato Alto commissario anticorruzione alle dipendenze funzionali di Palazzo Chigi), contesta ai pm di aver «violato disposizioni imperative di legge e arrecato un grave pregiudizio alle prerogative istituzionali del Ministro della Giustizia» nei rapporti con Stati esteri quali le Bahamas. Le quali, però, nel frattempo hanno risposto già alla rogatoria dei pm. Con una sola preoccupazione: diteci quale corriere postale usare, e anticipate i costi della spedizione cartacea.
Luigi Ferrarella
25 febbraio 2005