Shulamit Aloni: Questi zelati pronti a uccidere Sharon coe rabin

I coloni oltranzisti un pericolo per Israele»

«Non basta la repressione, non bastano gli arresti amministrativi per i loro capi. Questi zelati pronti a uccidere Sharon come dieci anni fa fecero con Rabin non nascono dal nulla, ma rappresentano l’espressione estrema di quel messianismo religioso impastato dall’ideologia ultranazionalista di Erez Israel che ha permeato parte della destra israeliana e che ha fatto sì che ancora oggi c’è chi guarda ai coloni oltranzisti come dei pionieri del Grande Israele. Contro questo cancro che rischia di corrodere il corpo democratico di Israele occorre sviluppare una grande battaglia politica e culturale». A sostenerlo è Shulamit Aloni, leader storica della sinistra sionista, tra i fondatori di «Peace Now», il movimento per la pace israeliano, più volte ministra nei governi Rabin e Peres. In passato, Shulamit Aloni è stato più volte minacciata di morte da frange dell’estrema destra israeliana.
Qual è l’humus ideologico su cui cresce l’estremismo fondamentalista dell’ultradestra israeliana?
«È un mix tra messianismo religioso e nazionalismo portato agli estremi. È la visione manichea della Storia, per la quale da un lato c’è il popolo eletto, Israele, e sul fronte opposto il mondo ostile dei Gentili. C’è l’idea di Israele come un grande ghetto super armato in guerra permanente non solo con i terroristi palestinesi ma contro i loro “mandanti” che vanno ricercati in un mondo arabo che, in questa visione paranoica, ha come unico disegno quello di consumare una nuova Shoah contro gli Ebrei. In questa logica da guerra permanente tra i “Nemici” mortali vanno annoverati i “traditori”, coloro cioè che dall’interno di Israele hanno operato per distruggere Erez Israel consegnandola nelle mani “empie e grondanti di sangue” degli arabi. Dentro questo humus è maturato l’assassinio, dieci anni fa, di Yitzhak Rabin, ed oggi la storia sembra ripetersi con Ariel Sharon».
Il capo dello Stato Moshe Katzav ha invocato gli arresti amministrativi per i capi dell’ultradestra.
«È una presa di posizione che dà il segno della gravità della situazione. Certo, l’opera di prevenzione, come quella repressiva, è necessaria ma da sola non può bastare se non è accompagnata da una grande battaglia politica e ideale all’interno della società israeliana. Una “battaglia” culturale contro la demonizzazione dell’altro da sé, contro l’idea che la Sacra Terra d’Israele sia più importante dello Stato d’Israele e della sua essenza democratica. Una battaglia contro la logica dei “tradimento” scagliata con violenza contro chiunque “osi” lavorare per riaprire spazi di dialogo con i palestinesi. Una battaglia politica che accerti e spezzi una volta per tutti i rapporti che legano l’estrema destra e l’ala più oltranzista del movimento dei coloni con settori della politica che in passato hanno avuto anche responsabilità di governo. L’errore più grave che potremmo commettere è sottovalutare le minacce dell’estrema destra o ridurre questo problema solo a una questione di ordine pubblico».
Ariel Sharon rischia davvero di essere ucciso?
«Credo di sì. Per questi fanatici estremisti Sharon è un “doppio traditore”: lo è in quanto primo ministro che ha “osato” pensato di poter evacuare gli “avamposti di Erez Israel” nella Striscia di Gaza; e lo è perché Sharon per lungo tempo è stato il paladino della colonizzazione ebraica nei Territori. Gli zeloti hanno già comminato la loro sentenza per questo doppio tradimento: una sentenza di morte».

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