Inaspettatamente stamani mi sono ritrovato in zona,
e allora sono corso una scappata a salutare i miei fratelli d’ebano,
Ibrahim e gli altri appena mi hanno avvistato mi sono fatti incontro ridacchiando,
chiedendomi cosa gli avevo combinato.
Dopo la pubblicazione della foto sul sito di Beppe Grillo, sono stati infatti riconosciuti da più persone,
e ne erano felici,
anche se purtroppo questa inattesa popolarità non ha giovato al loro umile commercio clandestino.
Questa mese specialmente, sono vacche magre.
Avrei dovuto portare loro alcuni doni, ma essendomi trovato per caso da quelle parti,
ero a mani vuote.
Allora loro hanno omaggiato me di una splendida collanina appena giunta passata mano per mano dall’Africa,
che regalerò a mia volta a mia madre,
e una sorta di specchio intagliato nel legno raffigurante l’icona del Che Guevara, che mio padre ha messo in bella mostra nel suo ufficio(“nessun Che può essere brutto”);
i miei freres mi conoscono molto bene.
A loro dedico il video di questo post,
a loro e a tutti i clandestini di questo nostro ingrato Paese
la lettura dell’ultima pagina di uno struggente libro che consiglio a tutti,
il miglior vaccino a qualsiasi libello leghista-razzista:
“LA PAURA”, di Hamid Skif
barbera editore:
“Stasera o domani troveranno il mio cadavere buttato sulla massicciata, con in mano un quaderno strappato e sulle labbra un sorriso, soltanto un sorriso per dire sì, ho vissuto per qualcosa, non ho vissuto per niente nel freddo di questo paese, che ha ucciso il mio corpo ma dato le ali alla mia anima.
Non piangetemi e non dimenticatemi. Mi sistermerò sulle vostre soglie, veglierò sui vostri sogni, vi starò alle calcagna perchè ho il sorriso arrogante dei cani che fiutano la paura degli altri e ne vivono per una vita intera, ospiti della vigliaccheria. Non sono più scheletro, nè uomo, nè hombre e metto l’h dove va messa affinchè faccia delle ombre un uomo e dell’uomo le sue ombre poichè, sapete, nei vostri cuori i cani hanno uno spazio più grande di noi, umani di second’ordine, scorie d’Europa e di un mondo talmente ricco da spappolarsi il fegato con i suoi banchetti omicidi. Ci bombardate con quell’agio che cola dagli schermi e pretendete che ce ne restiamo qua, in pensione sin dall’infanzia, seduti sulle nostre chiappe a crepare di fame e di sete a pochi chilometri dalla vostra mangiatoia, ci chiudete le porte in faccia, ci proibite di entrare nel vostro canile e innalzate dei muri. Noi però ce ne facciamo beffe. Sbeffeggeremo tutti i muri. Non c’è niente di più umano che sbeffeggiare la stupidità. E se trovate delle larve bianche nel mio cadavere, prendetevene cura. Saranno presto bruchi e farfalle. Si trasformeranno in migliaia di mostri che spopoleranno il cielo in cerca delle nostre anime, noi gli abbandonati sulla spiaggia, noi i restituiti dai flutti a decine e presto a centinaia, bagnati di singhiozzi, congelati dalla mancanza d’amore, affamati di pietà. Il nostro esercito è dall’altra parte della costa, pronto a tutte le audacie, e un suo distaccamento verrà ogni notte a sfinirvi elencando i suoi soldati morti, identificandoli, seppellendoli o respingendoli prima che arrivi il secondo distaccamento, poi il terzo e così via fin quando sarete sommersi e non ne potrete più, visto che preferite aiutare quelli che ci succhiano il sangue invece di aiutare noi ad abbattere la loro tirannia. “Troppo facile dirlo”, reclamate nei vostri discorsi inamidati di menzogne, ma adesso è finita, non vi crediamo più, non crederemo più. Siete complici degli assassini. Stasera torno a casa. Mi butterò dal treno perchè la mia faccia non si adatta e perchè la mia ombra fa ombra al coccodrillo che mi fronteggia, che vorrebbe vincere i suoi gradi al supermercato dell’odio e che sogna solo di farsi un clandestino, un magrebino, o un altro meteco.
Se proprio ne deve crepare uno, che sia stasera o mai più.”