Patch Adams

…Fin dall’inizio della sua storia, l’uomo ha celebrato il dolore e la sofferenza, ha amato il dolore e la sofferenza.
Gia’ la prima storiografia, come quella di Erodoto e altre, e’ stata impostata proprio sul potere del maschio, non descriveva la storia delle famiglie e della gente che si divertiva, ma parlava solo di chi aveva vinto quale guerra. Solamente nella parte finale dell’ultimo secolo gli storici hanno cominciato a scrivere qualcosa di diverso dalla caduta del potere.
Guardiamo alle nostre religioni e a quanto intendevano i loro fondatori: coloro che poi le hanno diffuse hanno detto che la vita e’ sofferenza; il Buddismo, il Cristianesimo lo ripetono da sempre: la vita e’ sofferenza e dovete fare qualcosa per cercare di uscirne.
I mass-media amano la sofferenza: ogni telegiornale, tutti i quotidiani celebrano l’infelicita’. Non c’e’ mai stato un quotidiano nella storia che abbia parlato delle buone notizie e non perche’ non ce ne siano: ci sono molte piu’ belle notizie che cattive notizie ogni giorno, solo che sembra che nessuno sia interessato alle notizie positive, forse perche’ ci piace compiangerci.
Se si guarda la cosa piu’ da vicino ancora, se guardiamo al campo della psichiatria – che dovrebbe interessare gli esperti di salute mentale – non c’e’ un libro di testo di psichiatria in tutto il mondo, che sia anche lungo mille pagine, che abbia una singola frase sulla salute mentale. Nei programmi di studi di psichiatria, che in genere durano quattro anni, non conosco un singolo corso che comprenda anche una sola ora di lezione sulla salute mentale: si parla sempre di problemi, di infelicita’.
Gli esperti di salute mentale non sono informati sulla salute mentale; penso che non la ritengano nemmeno possibile. Gli psichiatri con cui ho parlato dicono che la felicita’ e’ infelicita’ repressa: non li ho mai sentiti dire che l’infelicita’ e’ felicita’ repressa…

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