In questi giorni di indigestioni da cappone e panettoni,
da auguri allo zucchero a velo, da brindisi alcooolici per gli ubriachi dilettanti,
come li definiva Bukowski,
qui ricordiamo chi da 42 giorni si nutre di sola aria,
e si disseta da una lurida ciotola d’acqua,
sbattuto per terra come una bestia in attesa del macello.
Lui si chiama Abou Elkassim Britel, ed è un nostro concittadino,
vale la pena ricordare la sua storia:
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Abou Elkassim Britel è un cittadino italiano che sta scontando in Marocco una sentenza a nove anni di prigione, basata su una condanna infondata, ottenuta tramite la deportazione illegale (extraordinary rendition) e la tortura.
Il sig. Britel è emigrato in Italia nel 1989, ha sposato una donna italiana e nel 1999 ha ottenuto la cittadinanza italiana. Nel 2002, si recò in Pakistan per lavorare alla traduzione di libri sull’Islam.
Secondo quanto riferito dalla Fédération International des ligues des Droits de l’Homme (no.379/2 July 2004) e da Statewatch, Kassim è stato arrestato il 10 Marzo 2002 durante un controllo dei documenti a Lahore.
Il suo passaporto fu erroneamente ritenuto un falso, e di conseguenza fu immediatamente legato, incatenato e torturato; gli fu poi negato l’accesso all’Ambasciata Italiana per verificare l’autenticità del suo passaporto. Dieci giorni dopo, è stato condotto al Crime Investigation Department per cinque giorni di interrogatori, che comprendevano maltrattamenti, violenze e privazione forzata del sonno. E’ stato poi riconsegnato alla polizia, ed in seguito affidato ai Servizi Segreti pakistani; fu torturato nuovamente in due occasioni, durante una delle quali rilasciò false ammissioni sotto costrizione.
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———————————————-kassim libero
Per Kassim si deve e si può fare qualcosa.
La viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli ha assicurato il proprio impegno personale per arrivare nel più breve tempo possibile a una soluzione positiva del caso.
Io posso rassicurare la moglie di Kassim e chi le sta vicino che la Sentinelli (Prc) è una persona seria, onesta e motivata, avendola incontrata sull’aereo governativo che mi conduceva volontario in Congo, avendo visto come per noi si è adoperata.
Ma un uomo non può digiunare a oltranza, arriva il momento in cui la tempestività di un governo nell’agire in difesa dei diritti umani è una questione di vita o di morte.
Dall’amica An-nisa apprendiamo che presto ci sarà da firmare una petizione online per Kassim, ne daremo sicuramente voce, sperando che la mobilitazione sia di massa. Verso un italiano che ha trascorso un 25 dicembre nell’inferno della tortura voluta da chi ha inventato e sostenuto quell’immane barbaria denominata guerra al terrorismo.
Approfindimenti:
il blog per Kassim libero
il sito
Khadija, la coraggiosa moglie di Kassim