“Le riserve di petrolio iracheno che qualcuno in maniera falsa sostiene che vorremmo acquisire dovrebbero essere preservate per il popolo iracheno”
Tony Blair, 18 marzo 2003
“Il petrolio iracheno è degli iracheni”
George Bush, 14 giugno 2003
“Non invaderemo il paese per il petrolio”
Colin Powel, allora Segretario di Stato, luglio 2003
“Il petrolio iracheno può fruttare dai 50 ai 100 miliardi di dollari l’anno.
L’Iraq così può autofinanziarsi la ricostruzione”
Paul Wolfowitz ex sottosegretario della difesa e attuale presidente della Banca Mondiale, marzo 2003
“Io so che anche in Italia ci sono persone che pensano che questa è un invasione per il petrolio,
e altre cretinate…
La gente che crede questo credevano anche in Stalin come salvatore dell’umanità.”
Edward Luttwak, l’altro ieri
Il futuro dell’Iraq,
nel furto progettato e messo in atto dai SINCERAMENTE deprecabili predoni sopracitati.
La proposta di legge che sta approdando al parlamento di Baghdad infatti prevede la cessione
delle risorse petrolifere (che erano state statalizzate nel 1974) con contratti di gestione per almeno 30 anni,
alle grandi compagnie britanniche e americane (BP, Shell e Exxon).
Con diritti a profitti stratosferici se comparati con quelli che le stesse compagnie ottengono negli altri paesi produttori di petrolio del medioriente.
L’amico Younis Tawfik, ascoltato dai microfoni di radio24 ricorda che la guerra è stata la “logica” reazione statunitense verso un Iraq
che nonostante l’embargo aveva sottoscritto importanti accordi di fornitura con la Russia e la Francia, ma soprattutto con la temuta Cina,
accordi commerciali tra l’altro in moneta euro.
Younis infine sottolinea il paradosso del paese più ricco di risorse energetiche del mondo,
che si ritrova oggi senza acqua potabile e con una disponibilità di energia elettrica di poche ore al giorno.
(altro regalo accessorio madeinbush ad una democrazia di cui mai si è avvistato l’orizzonte).
Vittorio alias
guerrillaradio
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-the Independent: Blood and oil…