ANOTHER DAY OF NAKBA

La Capitolazione del Coraggio.
Vilmente la Storia, ancora una volta elegge i suoi padrini fra coloro che si adoperano per la sua cancellazione.
E nuovi capitoli di tenebra   si stagliano all’orizzonte.
 
I Bush permangono
   e gli ArAfat svaniscono.
 
I Capofila di un conflitto su larga scala
che si prefigge il dominio di una sola civiltà
a scapito delle altre tutte
   ESSi consolidano a piene mani il loro potere
 
 Se ne Vanno da  questo mondo gli uomini di pace,
ai disperati inseguitori di una libertà che è ancora illusione,
ai combattenti per la giusta causa,
viene a mancare la Voce Guida.
 
Altro capitolo, Altra capitolazione.
Si consuma oggi un’altro pianto di Nakba.
 
Novembre di  lunghe   ombre,   e nature  morte dipinte ancora col sangue dei Van Gogh.
Novembre di tenebre e morte da Rafah a Falluja.
 
Parigi, in questo insolito autunno, 
accentua i suoi contorni più bigi e melanconici.
Parigi, incorniciata in una ventana di un gelido ospedale militare,
quale visione tremendamente inospitale mentre si lascia questo mondo,
NoN è Vero Yasser???
Quanto tempo ti hanno imposto di fissarla quella finestra e quel cielo grigio?
Intubato e un ammasso di cavi che esplorava il tuo avvizzito corpo.
Non è  Fine degna del tuo eroismo, credi?
 
Ma per me,
per tutto il tuo popolo te ne sei andato da  SHAHID,
con fierezza,
hai voluto farti riprendere dale televisioni lasciare la tua Terra suoi tuoi piedi,
sorridendo e mandando baci alla tua gente.
E sapevi, che in quegli istanti.
eri già morto.
 
Avevi promesso il tuo ritorno,
 e sei tornato degno del tuo status di  Rais,
umile imperatore dei poveri e degli oppressi.
Il tuo popolo ha saputo onorarti per la tua grandezza,
e anche i capi di stato di tutto il mondo si sono dovuto inchinarti prostandosi alla tua leggenda.
 
Ricordo la prima volta, circa tre anni fa  che venni per incontrarti,
E rimasi completamente traumatizzato,
dei chilometri di macerie che circondavano la  Moqata,
edifici ridotti in briciole dai tank e dagli elicotteri israeliani,
che senza pietà ti avevano ridotto all’esilio sulla tua terra:
Al pomeriggio, ogni pomeriggio, scattava il coprifuoco e i mezzi militari di tel aviv circondavano quella parte idi Ramallah e facevano fuoco, ogni ora, ogni minuto, in tua direzone.
Ricordo allora che  pensai che al tuo posto non avrei resistito neanche tre giorni,
mi sarai fatto vincere dalla pazzia,
tu sei vissuto in quelle precarie condizioni per ben tre anni.
Non ti incontrammo quella volta, eri già debilitato e raramente ricevevi visite.
Rimanemmo un’ora a parlare in compagnia delle tue guardie personali,
diciottenni con una luce negli occhi che mai scorderò,
la tua stessa illuminazione nel guidare il tuo popolo verso la libertà.
 
Quest’anno invece,
una telefonato di un’ amica-“complice” che lavora al consolato italiano in Israele,
mi aveva avvisato di una probabile incursione di mezzi militari israeliani in Ramallah per venire a eliminarti,
e tutta la notte Io, Gabriel ed altri volontari pacifisiti stemmo pronti a intervenire per farti da scudi umani.
Nulla accadde, fortunatamente.
Ora, il tuo medico personale insiste che sei stato avvelenato,
anche se non risultasse vero,
il motivo della tua morte va ricercato in chi sta  seduto a capo del parlamento di tel aviv.
Che ora però si trova lui  ad esser isolato,
essendosi espresso l’intero mondo politico a tuo favore
in quel degno funerale al  Cairo.
 
La mia cara amica Maali,
mi scrive che una palestina senza Arafat è come un ulivo senza più olive,
ma io le ribatto che dalle radici dei vecchi ulivi si ricrea il terreno fertile per nuovi frutti.
 
La storia sebbene rimasta orfana
di grandi anime
insegna  
che gli oppressi alla fine l’hanno sempre vinta sugli oppressori.
e tu Arafat che sei  stato il rais di tutti i palestinesi viventi
ora lo sei anche di quelli passati all’ altra dimensione,
dove non esistono check point e la bandiera della Palestina è libera di sventolare sprigionata da ogni filo spinato. 
Vik
guerrilla radio

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