Alla vigilia delle elezioni presidenziali USA (prossimo novembre)
riflettiamo se non sia davvero il caso di allargare l’elettorato statunitense,
permettendo il voto ad ogni abitante del mondo intero.
Se un presidente americano ritiene di governare in ogni angolo del pianeta
non vedo perchè allora debba sceglierlo un contadinotto del Nebraska o un mormone dello Utah.
Gli eventi di questi ultimi giorni sono significativi.
La dichiarazione unilaterale di indipendendenza del Kosovo che rischia di scoperchiare un nuovo vaso di pandora in un territorio ancora intriso del sangue delle ultime guerre,
è stata promossa e incentivata dalla casa bianca.
Nonostante la regione balcanica sia in tutto e per tutto questione europea, oggi come 10 anni fa, sono gli Usa a decidere le sorti di quell’area che un tempo fu la Repubblica federale socialista Jugoslava. Lo schema è quello classico: Wasghinton decide, Bruxelles si adegua, pur con toni più accomodanti.
Per coloro che si chiedano come mai il Kosovo visto che laggiù non c’è petrolio da estrarre (e da espropriare)
è bene ricordare che gli USA proprio in Kosovo hanno costruito la più grande base Usa dai tempi del Vietnam: Camp Bondsteel,
piattaforma logistica per il medio oriente e disposta in un area chiave per i progetti di oleodotti che transiteranno nell’area.
Putin ovviamente non l’ha presa molto bene,
e prevede che l’indipendenza del Kosovo metterà a rischio la stabilità internazionale.
Bush invece è convinto che «L’indipendenza porterà la pace».
Ora ricordando le previsioni di rapida pacificazione e pronta democrazia seguite all’invasione dell’Afghanistan e dell’iraq formulate da questo presidente americano,
ritengo sia utile afferrare all’unisono le proprie gonadi.
Terminati gli scongiuri osserviamo cosa è successo oggi in Pakistan,
un dittatore sanguinario, Perwez Musharraf, subentrato alla presidenza del paese grazie ad un colpo di stato nel 1999, e divenuto grande alleato degli USA che lo hanno appoggiato economicamente e militarmente,
a quanto pare ha perso le elezioni e dovrà restituire il potere.
Casualmente tutto ciò accade proprio in seguito alla decisione degli Stati Uniti di abbandonare Musharraf per puntare sulla compianta Benazir Bhutto. La quale aveva dichiarato di essere pronta ad aprire i confini e autorizzare gli Stati Uniti a intervenire direttamente in Pakistan.
Altra dolente considerazione,
bizzarri questi USA “gendarmi del mondo”, da una parte impiccano i Saddam Hussein,
dall’altra sostengono per anni i Perwez Musharraf e tutti i satrapi delle ex-repubbliche sovietiche centro asiatiche.
Uscirà dalla scena Musharraf così docilmente come ha affermato?
I nostri dubbi son leciti.
Da dittatore che va, a dittatore che si dimette ( e allora di dittatura si tratta?),
Fidel Castro restituisce il suo mandato dopo 49 anni,
e i soliti USA ci devono mettere subito lo zampino dichiarando che nonostante questo non toglieranno l’embargo.
Come ogni regime anche quello cubano non ha mai inspirato la nostra simpatia,
sebbene l’antagonismo alla più grande potenza imperialista ha reso l’isola come uno degli ultimi avamposti contro il decadentismo capitalista.
Che i futuri governati e il popolo stesso cubano sappiano affrancarsi ad una vera democrazia senza lasciarsi soggiogare dal bramoso squallore del dio dollaro Zio Sam.
Intanto, a loro dedichiamo questo Manu Chao: