Campagna internazionale per una moratoria delle bombe cluster

No alle cluster bombs


In vista della prima conferenza di revisione del Trattato di Ottawa – a Nairobi, in Kenya a fine novembre 2004 – la Campagna italiana contro le mine, lancia ufficialmente anche in Italia la Campagna internazionale per una moratoria su uso, commercio e produzione delle bombe cluster nel mondo.


2mila persone ogni mese, 26mila l’anno (dati della Campagna italiana contro le mine), sono vittime delle mine antiuomo disperse nel terreno, dove restano attive fino a 50 anni.

Non è un caso che il 90% delle vittime siano civili, il 20% bambini, soprattutto nei paesi più poveri, dove necessità di approvvigionarsi di cibo, legna, o di coltivare un pezzo di terra, spinge le popolazioni a vivere, in molti casi, in un vero e proprio campo minato.

Attualmente sono 152 i paesi che hanno aderito o sono firmatari del Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine e 143 quelli che hanno ratificato, che hanno cioè approvato una specifica legge nazionale in materia.

Tra i 42 paesi che non hanno ancora aderito al Trattato “nomi illustri” come Stati Uniti, Russia e Cina, membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu con diritto di veto. 

Ci sono poi paesi produttori e utilizzatori come India, Pakistan, Nepal e Birmania, e tre membri dell’Unione europea: Finlandia, Lettonia e Polonia (questi ultimi due paesi si sono di recente impegnati ad avviare l’iter di ratifica).La Convenzione sulla proibizione dell’uso, stoccaggio e trasferimento di mine antipersona e per la loro distruzione (Trattato per la messa al bando delle mine – Ottawa 1997, in vigore dal marzo 1999), si ferisce a produzione e utilizzo di mine antipersona, ma non fa riferimento alle munizioni cluster, ordigni d’alta tecnologia, perfettamente legali, utilizzati per bombardamenti “ad ampio spettro”. Una volta lanciate le moderne bombe “a grappolo” spargono nel raggio di un chilometro quadrato centinaia di sub-munizioni parte delle quali restano inesplose, disseminate nel terreno.

«Mentre le mine antiuomo sono ideate per esplodere a contatto con la persona – spiega Simona Beltrami, coordinatrice della Campagna italiana contro le mine – nel caso delle cluster bombs quello di trasformarsi in mine antipersona di fatto è un effetto del loro mancato funzionamento. Si tratta, infatti, di ordigni che dovrebbero esplodere al contatto con il suolo, ma che quando, per diverse cause, ciò non avviene, si trasformano in potenziali mine antiuomo con effetti ancora più pericolosi, in quanto sono armati con cariche molto superiori a quelle delle normali mine antipersona».

 

Secondo quanto denunciato dall’organizzazione Human Rights Watch le forze armate della coalizione anglo-statunitense in Iraq, hanno utilizzato almeno 13mila munizioni cluster, contenenti circa 2milioni di sub-munizioni uccidendo o mutilando più di mille civili.

In Afghanistan le cluster erano addirittura dello stesso colore dei pacchi umanitari contenenti viveri, lanciati sulla popolazione. In Africa i territori più contaminati sono concentrati in Mozambico, Angola e Rwanda.

«L’equazione è molto semplice – prosegue Simona Beltrami – se l’impatto umanitario delle mine ha fatto si che queste venissero messe al bando, lo stesso discorso deve valere per questi ordigni che disseminano interi territori di trappole mortali».

In vista della prima conferenza di revisione del trattato – summit internazionale che si terrà proprio a Nairobi, in Kenya, a fine novembre 2004 –

 

www.nigrizia.it

 

la Campagna italiana contro le mine, lancia ufficialmente anche in Italia la Campagna internazionale per una moratoria su uso, commercio e produzione delle bombe cluster nel mondo.

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