israele in africa

Il mistero dei 46 tecnici evacuati dai parà italiani dall’hotel Ivoire, gestori del sistema di intercettazioni telefoniche per conto del presidente. Armi e aerei venduti dal trafficante d’armi israeliano Rothschild. Gruppi finanziari ebraici a sostegno dell’esecutivo ivoriano. Ombre israeliane nei fatti di Abidjan.

Novembre 2004, aeroporto di Abidjan. Un aereo inviato da Roma imbarca diversi componenti della comunità italiana in Costa d’Avorio, in fuga dalle violenze che stanno sconvolgendo il paese africano. Tra di loro vi sono anche alcuni cittadini israeliani, che non sono cooperanti umanitari, né missionari, né turisti.

Fino a poche ore prima, infatti, queste persone erano tra i 46 tecnici di nazionalità israeliana che gestivano, per conto del presidente Laurent Gbagbo, il centro di ascolto telefonico installato al ventunesimo piano dell’Hotel Ivoire, a nemmeno un chilometro dal palazzo presidenziale.

Quando le truppe francesi s’impadroniscono dell’albergo, l’ambasciata israeliana non lesina alcuno sforzo per fare espatriare, sul volo italiano, gli operatori del centro di ascolto, senza passare per la caserma dell’esercito francese di Abidjan, dove qualcuno, forse, potrebbe rivolgere domande “indiscrete”. Almeno 4 tecnici, armati di pistola, sono però rimasti sul posto, trasferendosi in un altro albergo della città.

L’episodio testimonia, tra l’altro, l’ottimo stato delle relazioni tra Italia e Israele, anche su una materia “delicata” come lo spionaggio. Ufficialmente, i tecnici israeliani erano dipendenti di una azienda privata e non avevano nulla a che fare con i servizi segreti israeliani.

Tel Aviv ha risposto con sollecitudine alla richiesta di Parigi di aderire all’embargo sulle forniture militari alla Costa d’Avorio, ancor prima che le Nazioni Unite lo dichiarassero ufficialmente. Questa decisione può essere messa in relazione con le rivelazioni della stampa francese sul coinvolgimento israeliano in Costa d’Avorio.

Le Monde, infatti, rivela che i militari francesi avevano sequestrato alcuni aerei senza pilota da ricognizione (“drone”), di fabbricazione israeliana. Dall’analisi delle registrazioni video delle telecamere degli aerei, i soldati di Parigi hanno scoperto che questi sono stati utilizzati per dirigere il tiro contro obiettivi francesi, tra cui il liceo Descartes.
La rete televisiva TF1 va oltre, e afferma che l’attacco aereo contro la base francese di Bouaké, che ha provocato la morte di 9 soldati francesi e di un civile americano, è stato pianificato con l’aiuto di mercenari israeliani.

Fonti israeliane ribattono che non vi è alcun coinvolgimento di enti o società statali legate al governo, ma solo di aziende private. Si cita, in particolare, l’Aeronautics Defense Systems, che ha fornito i “drone” ed equipaggiamenti antisommossa, e il trafficante d’armi Moshe Rothschild, che ha venduto all’esercito ivoriano armi e munizioni provenienti dall’Europa orientale.

Quest’ultimo era socio di Montesinos (il sulfureo capo del controspionaggio peruviano, al tempo di Fujimori) nell’acquisto di una partita di aerei da combattimento della Bielorussia, destinati all’aviazione del Perù.

Ora in Costa d’Avorio è buon amico di Simone Gbagbo, la moglie del presidente ivoriano, che ha curato l’acquisto dei “drone” in Israele.

Rothschild è anche coinvolto nella trasformazione della Caisse autonome d’amortissement (Caa) in un banca vera e propria, la Banque nationale pour l’investissement (Bni). A curare l’operazione è stato chiamato il Lev Mendel Group, un misterioso gruppo finanziario israeliano. Il che ha fatto sorgere il sospetto al quotidiano ivoriano L’Événement che «il Lev Mendel Group, attraverso la sua filiale Lev Côte d’Ivoire, potrà beneficiare di vantaggi fiscali e si trasformerà di colpo in un riciclatore di denaro proveniente da Israele e dall’ex Urss».

Altre forniture israeliane riguardavano l’aggiornamento degli elicotteri “Puma” da parte della Elbit e un sistema di spionaggio elettronico, messo a punto dalla Verint Systems, che non sarebbe, però, stato ancora consegnato.

Il coinvolgimento israeliano nella crisi ivoriana è solo l’ultimo esempio del ruolo di Israele in Africa, dove interessi pubblici e privati, strategia e affari, si mescolano in una trama complessa, nella quale non è sempre facile distinguere il ruolo dei singoli attori. Non è credibile, per esempio, che lo stato israeliano non sapesse nulla dei 46 tecnici che gestivano il sistema di intercettazioni telefoniche di Gbagbo. Tecnici privati, ma che hanno seguito un’apposita formazione durante il loro servizio militare (probabilmente nell’Unità 8200, che si occupa dello spionaggio elettronico).

È difficile pensare che queste persone non abbiano mantenuto contatti con l’unità di appartenenza. Del resto, gli interessi israeliani in Costa d’Avorio non sono una novità, dato che Houphouët-Boigny fu il primo capo di stato africano a recarsi in visita in Israele, nei primi anni ’60.

Ciò che è successo ad Abidjan, con la presenza di mercenari israeliani, potrebbe anche significare, secondo alcuni analisti, un’alleanza sempre più stretta israelo-americana in Africa per il controllo della rotte del petrolio, specie nell’Africa occidentale, abituale terreno di caccia della Francia.

Amici di (ora) di Dos Santos

Dopo aver, per decenni, fornito assistenza all’Unita, il movimento guerrigliero anticomunista guidato da Jonas Savimbi – nella foto – (i primi missili terra aria SAM7 dell’Unita erano armi catturate agli eserciti arabi da quello israeliano), Israele ha stabilito buone relazioni con il governo dell’Mpla in Angola. Esperti israeliani avrebbero intercettato Savimbi, permettendo ai militari angolani di ucciderlo (22 febbraio 2002).

Nello stesso anno, un’alta delegazione del ministero della difesa israeliano si recò a Luanda. «Un esplicito riconoscimento del valore strategico per Israele dell’Angola, ricca di diamanti, petrolio, uranio, oro e legno», scrisse all’epoca la stampa israeliana.

La società L.R. Avionics di Herzliya ha fornito, tra l’altro, un Boeing attrezzato per la guerra elettronica, mentre il gruppo Leviev, che ha enormi interessi nell’industria diamantifera, ha avuto un ruolo determinante nella svolta del governo israeliano a favore del regime di Eduardo dos Santos. Un altro cittadino israeliano di origine russa che ha interessi in Angola è Arcadi Gaydamak, coinvolto in Francia nello scandalo di un traffico d’armi a favore dell’Angola (il cosiddetto Angolagate).

Basi in Etiopia ed Eritrea

Tel Aviv, che ha sostenuto prima Hailé Selassié e poi Menghistu nella guerra contro l’indipendenza eritrea (1962-91), ha stabilito un buon rapporto con l’Eritrea (indipendente dal 1993), rafforzando allo stesso tempo i legami con l’Etiopia. Nel corso della guerra etiopico-eritrea (1998-2000), Israele, che forniva assistenza militare a entrambi i paesi, aveva ufficialmente dichiarato di aver cessato ogni invio di armi ai combattenti.

Nel giugno 2004, Etiopia e Israele hanno firmato un accordo commerciale che, secondo la stessa stampa israeliana, favorisce soprattutto i trafficanti d’armi israeliani che operano in Africa. Israele dispone di un’importante centrale spionistica ad Addis Abeba (usata anche per lo spionaggio elettronico) e, secondo fonti britanniche, di almeno 3 basi in Eritrea: Isole Dahlak, per controllare Arabia Saudita e Yemen, Isole Hanish, per controllare lo Stretto di Bab el Mandeb, e una terza sulle montagne Amahil Ghar da dove partono gli aiuti ai ribelli sudanesi, compresi – secondo il governo di Khartoum – quelli che agiscono in Darfur.

Le Isole Dahlak sarebbero anche un’importante base strategica, perché usate come punto d’appoggio dai sottomarini israeliani armati di missili nucleari da usare contro l’Iran.
Félix Houphouët-Boigny, ex presidente della Costa d’Avorio, il primo capo di stato africano a recarsi in Israele negli anni ’60.

www.nigrizia.it

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