Clandestino per amore, muore nella traversata dalla Tunisia all’Italia
Amor Knis, tunisino, animatore di villaggi turistici amava Daniela V., 32 anni. Hanno tentato di aggirare la burocrazia e, sul traghetto che avrebbe dovuto portarli in Italia, si è nascosto nell’auto di lei. E’ morto soffocato
GENOVA – La storia di un sogno finita in tragedia. E’ quella di Daniela V., 32 anni, giovane e disinibita mamma lombarda, e Amor Knis, 35 anni, tunisino, aitante animatore di villaggi turistici a Djerba, famosa località turistica del nord Africa, morto nel bagagliaio di un’auto sul traghetto per Genova. Il sogno di costruirsi una vita insieme in Italia, di amarsi senza dovere fare i conti con una burocrazia che per anni li costringe a lunghe lontananze.
Per questo decidono di tentare la fortuna e di ricorrere ai metodi tante volte adottate da centinaia di disperati: il bagagliaio dell’auto, il viaggio in nave da Tunisi a Genova, la libertà. Ma stavolta il sogno si è infranto: Amor, soffocato dal caldo, è morto in quel suo piccolo guscio di metallo e Daniela ora deve rispondere della terribile accusa di omicidio colposo.
Daniela vive in un piccolo centro del Bresciano, lavora presso l’azienda del padre-imprenditore, è madre di due bimbi di 7 e 5 anni nati da un precedente legame. Da quasi tre anni è sentimentalmente legata ad un tunisino conosciuto durante una vacanza. Amor abita a Zarzis, nei pressi di Djerba, ed appartiene ad una famiglia tutto sommato agiata. E’ animatore in un villaggio turistico, è istruttore di diverse discipline nautiche, appassionato di windsurf e kajak, ha una patente nautica e conosce sei lingue.
La loro storia d’amore, alimentata da brevi viaggi di Daniela in Tunisia in occasione delle feste e delle vacanze estive, sembra aver raggiunto ormai una solidità tale da indurre i due a pensare al matrimonio. Entrambi preparano i documenti, ma il problema principale è e rimane quello dell’espatrio: bisogna aspettare che lui ottenga un lavoro in Italia, magari come istruttore di discipline nautiche sul lago di Garda.
L’attesa, però, sembra diventare insopportabile e così i due decidono di tentare l’azzardo e forzare il destino. Daniela racconterà poi di essere stata convinta da Amor a nasconderlo nel portabagagli della sua auto, una Golf, per eludere i vigili controlli delle autorità tunisine, seguendo così la strada percorsa da alcuni conoscenti che erano riusciti ad entrare clandestinamente in Italia.
Amor si sistema sul pianale e Daniela lo ricopre con alcuni teli da mare e vari bagagli. Sui sedili prendono posto i due bambini della donna ed il loro cagnolino.
L’imbarco sulla “Victory”, traghetto di lusso della compania italiana Grandi Navi Veloci, avviene martedì intorno alle 12, l’ ora più calda. Nel porto di Tunisi la temperatura raggiunge i 30 gradi all’ombra, con un alto tasso di umidità. La nave lascia gli ormeggi alle 18 circa e comincia una traversata che durerà oltre 24 ore.
E’ in questo lasso di tempo che si consuma la tragedia. Mentre Daniela con i suoi bambini attende nervosamente l’arrivo a Genova, Amor, nonostante una riserva di bottiglie d’acqua, non regge il grande caldo dell’auto chiusa nel ventre della nave. Un collasso da calore lo uccide.
Nello scalo ligure la “Victory” attracca nel pomeriggio ieri e Daniela corre a riprendere l’auto, ma si accorge quasi subito di quanto accaduto. Dalla vettura proviene un odore nauseabondo: il cadavere di Amor, a causa dell’alta temperatura, presenta già segni di decomposizione. La donna, spaventata, sceglie di non avviarsi verso l’autostrada per Brescia, ma imbocca una strada nascosta in un quartiere del levante genovese. Qui inscena il ritrovamento casuale del corpo, ma la sua versione non convince la polizia. Nella notte, infine, la confessione.
Ora la donna, che è tornata nella sua casa insieme ai genitori con una denuncia a piede libero, deve rispondere alla legge italiana di omicidio colposo e favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina; al padre e alla madre di Amor di un sogno “bruciato”.
26/8/2004