Padre Abuna Manuel ha trascorso 14 anni a Gaza, insieme ai suoi parrocchiani e ai fratelli musulmani. Fratelli con cui ha condiviso gioie e dolori, feste e lutti.
” Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro
e dal Signore Gesù Cristo,
che ha dato se stesso per i nostri peccati
al fine di strapparci da questo mondo malvagio,
secondo la volontà di Dio e Padre nostro,
al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. “.
(Lettera ai Galati 1: 3-5)
La Santa Pasqua sta per essere festeggiata dai cristiani di tutto il mondo, raggiungendoli con un messaggio di speranza e di gioia, ma purtroppo si sta dimenticando di quei cristiani che vivono in Terra Santa.
Noi, cristiani di Palestina, siamo sotto occupazione da moltissimi anni.
Soffriamo amaramente per la distanza che ci separa dai Luoghi Santi.
Ci è stato negato il nostro diritto di culto a Gerusalemme.
Molte generazioni di cristiani non sono mai state in grado di raggiungere Gerusalemme per visitarne i luoghi santi.
L’occupazione ci ha bloccato mettendoci continuamente di fronte ad ostacoli illegittimi. Quest’anno dobbiamo affrontare il muro di separazione israeliano dell’apartheid, i checkpoint e i blocchi stradali sorvegliati dai soldati israeliani che negano qualunque spostamento e l’accesso a Gerusalemme.
Tutti questi ostacoli non soffocano solo il popolo palestinese, ma impediscono, asfissiandola, anche qualunque possibilità di pace in Israele e in Palestina.
Quest’anno tutte le Chiese celebrano insieme la grande solennità della Pasqua. Ma ai cristiani non sarà permesso di raggiungere Gerusalemme. Il detto: “una terra senza popolo per un popolo senza terra” rispecchia in modo shockante e pericoloso la nostra attuale situazione. Il che non significa che Gerusalemme è una città senza un suo popolo, ma piuttosto che la si vuole evacuare in modo da poterla concedere ad un altro popolo. Intenzione già espressa senza alcun dubbio dallo stesso David Ben Gurion che nel 1937 dichiarò: “dobbiamo espellere gli arabi e prendere il loro posto.”
Ogni pietra usata per costruire il Muro dell’Apartheid, ogni colpo d’ascia usato per scavare sotto la Moschea di Al-Aqsa e ogni casa distrutta da Israele, non faranno altro che aumentare l’intensità della resistenza e del rancore. Laddove qualunque atto di cooperazione con i palestinesi darebbe a Israele la speranza per un futuro, dominato dalla serenità e dalla pace.
Quest’anno Gerusalemme si è trovata ad affrontare pesantissimi attacchi sionisti, scatenati nel tentativo di trasformarla in una città completamente ed esclusivamente giudaica, di modificarne le caratteristiche essenziali, espellere il suo popolo, distruggere le sue case, confiscare la sua terra e costruire numerosi insediamenti.
Piangiamo Gerusalemme e sentiamo molto la mancanza delle sue splendide cerimonie. Anche quest’anno migliaia di turisti piangeranno con noi. Non potranno percorrere la “Via Crucis” insieme ai palestinesi. Non ci sarà folclore nazionale palestinese da scoprire o oggetti dell’artigianato religioso arabo da portare con sé come doni, non ci saranno preghiere locali né inni e musica per condividere la calda fede dei credenti in Palestina.
Resteranno shockati entrando nel Santo Sepolcro e trovandovi all’interno la polizia israeliana. Incroceranno volti di tutti i colori ma mai il colore della pelle palestinese. E non potranno riconoscere nelle persone la fisionomia del volto di Gesù che è nato, vissuto e morto qui come un palestinese.
Mentre nel mondo la Pasqua, che simboleggia la “liberazione dal peccato e dalla schiavitù”, si sta avvicinando, la nostra speranza di liberazione si perde lungo l’orizzonte. La schiavitù e l’umiliazione dell’occupazione continuano ad opprimere i cristiani palestinesi in Terra Santa.
Non prevediamo alcun orizzonte politico, né la fine dell’occupazione, né la speranza per il ritorno dei profughi palestinesi o un progetto per la costruzione del nostro stato con Gerusalemme come capitale, né il diritto di autodeterminazione o la liberazione di migliaia di prigionieri, non ci aspettiamo libertà di movimento né la fine dell’assedio di Gaza o la distruzione del Muro dell’Apartheid attorno a Gerusalemme.
Siamo allarmati per le continue minacce di una nuova guerra.
Siamo affilitti per l’umiliazione quotidiana, la fame, la sete, la disoccupazione e la mancanza di uno sviluppo sostenibile nel nostro paese.
Siamo sconcertati di fronte all’immenso silenzio del mondo. La comunità internazionale non è in grado di mettere in atto quelle stesse risoluzioni legali ingiustamente e illegalmente manipolate per creare lo Stato di Israele.
Tutti gli eventi verificatisi prima, durante e dopo la guerra evocano il terrore nelle nostre anime. La vita è davvero cambiata, ma in peggio e portandoci sempre più verso il baratro.
Abbiamo costruito e rafforzato Gerusalemme per 5.000 anni e non abbiamo mai smesso di farlo, se non durante l’occupazione, che ha praticamente distrutto tutto ciò che avevamo realizzato. Nel tentativo di ricercare proprio qui le proprie radici e la propria eredità, ma senza riuscirci, i responsabili dell’occupazione ne hanno costruite di nuove, deliberatamente annettendosi alcuni dei nostri luoghi sacri.
Gerusalemme è la città di Dio, della pace e della preghiera, ma è stata trasformata nella città dell’uomo, della guerra e dell’odio.
Invece di diventare la chiave per aprire le porte del cielo, si è trasformata in una chiave di accesso a guerra e sangue.
Invece di essere la miglior candidata per cercare perdono, amnistia e riconciliazione, è stata trasformata in un tribunale per la diaspora, l’odio e l’ostilità.
Gerusalemme, il luogo più sacro della terra, è diventato il centro del peccato e del crimine, dove l’uomo uccide l’altro uomo, lo insulta e calpesta la sua dignità e il suo diritto di vivere. E dove l’uomo non ha più dignità e rispetto per il suo diritto alla vita, il riscatto che abbiamo ricevuto da Gesù Cristo viene di nuovo afferrato dall’”ora del male” e dal “potere delle tenebre” (Lc 22, 53). E ancora una volta l’ingiustizia avrà soppresso la verità (Romani 1:18) e la vittoria sarà stata divorata dalla morte. (1 Corinzi 15:54)
Tuttavia, la nostra fede ci spinge ad andare oltre la morte per vivere nello splendore della pace, in attesa della gloriosa resurrezione della nostra nazione, quando la nostra morte e umiliazione si trasformeranno nella vittoria sull’occupazione.
Stiamo aspettando il momento in cui ” una nazione non leverà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra” (Isaia 2,4) & ” la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori.. “(Colossesi 3:15) cristiani, musulmani ed ebrei.
Gerusalemme è nostra. Non è una terra da mettere in discussione. E non stiamo chiedendo di condividere l’eredità e il patrimonio di Gerusalemme con Israele o con chiunque altro.
Non accettiamo che i leader israeliani dichiarino che Gerusalemme è la capitale di Israele e che il processo di costruzione di insediamenti è paragonabile a quello di Tel Aviv. Non accettiamo il documento distribuito questa settimana dagli israeliani in cui si cita la Torah per dimostrare che la terra fu assegnata a loro con l’ordine di evacuarla dalla sua gente per renderla puramente e unicamente uno stato ebraico.
La religione ebraica ha rappresentato una parte del percorso che ha condotto, infine, alla religione cristiana e tutte le profezie si riferivano a Gesù Cristo. ” Ora le promesse furono fatte ad Abramo e alla sua progenie. Non dice: “E alla progenie”, come se si trattasse di molte; ma come parlando di una sola, dice: “E alla tua progenie”, che è Cristo.”. (Galati 3:16) “E se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abramo; eredi, secondo la promessa”. (Galati 3:29)
I responsabili dell’occupazione sono dei peccatori e dei terroristi e quando arrivano addirittura ad utilizzare i testi della Torah per giustificare l’uccisione di altri uomini e l’espulsione o privazione della propria terra, allora quello che compiono è un vero e proprio crimine contro l’umanità.
Tutti i colpevoli dovrebbero essere giudicati dalla Corte Penale Internazionale, prima ancora di essere giudicati dal tribunale di Dio.
Coloro che sostengono questa “giustificazione biblica” all’occupazione e che non sono capaci di condannarla, danno ad Israele il tempo ed il pretesto per intensificare ulteriormente i suoi crimini contro il popolo palestinese. Di conseguenza, diventano complici di un “peccato contro le nazioni”, che deve essere giudicato in questo mondo.
Il nostro appello al mondo durante questa Pasqua è una chiamata profetica. Siamo davvero preoccupati per tutti quei palestinesi che vanno a messa in questi luoghi santi per far rivivere e per glorificare Cristo e la sua parola a testimonianza della sua morte e risurrezione. Ma siamo ancora più preoccupati che questi luoghi santi vengano trasformati in monumenti storici o addirittura distrutti. Agli occhi dei leader israeliani, questi luoghi sono considerati “siti pagani” e chiunque li distrugga, si avvicina a Dio. Molto tempo fa, il leader sionista ebraico Theodor Herzl disse: “Se un giorno riusciremo a riappropriarci di Gerusalemme e io sarò ancora in grado di fare qualcosa quando accadrà, la mia prima azione sarà quella di ripulirla a fondo. Rimuoverò tutto ciò che non è santo e darò alle fiamme tutti i monumenti vecchi di secoli. “
Israele ci ha devastato e torturato con le sue molte guerre. Vi chiediamo di non ignorare le ferite del popolo palestinese innocente e di non essere indifferenti all’olocausto palestinese a cui assistete con i vostri stessi occhi, che potete toccare con le vostre mani e dei cui responsabili, di coloro che hanno perpetrato questo crimine contro i nostri figli, conoscete l’identità. Siate con noi alla ricerca della giustizia, che è la madre della pace e sua generatrice.
Proteggeteci e aiutateci a salvaguardare i nostri luoghi santi.
” Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi.
Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.” (Salmo 122: 4 -8)