Giuseppe Gatì

In giorni durante i quali si spara contro i magistrati con la lupara di leggi in chiave piduista
(Berlusconi tessera numero 1816, Alfano era troppo giovane),
voglio ricordare Giuseppe Gatì,
un siciliano vero che è morto con queste parole in bocca:
“W Caselli W il pool antimafia!”

Restiamo Gatì

Vik dal Cairo.

Esattamente un anno fa moriva Giuseppe Gatì, un giovane siciliano, orgoglioso d’essere siciliano, onesto e puro. Un giovane che credeva in una Sicilia libera dalla mafia e dalla politica collusa. Credeva e combatteva per una Sicilia laboriosa rispettosa dell’uomo e dell’ambiente.

Giuseppe Gatì era come dovrebbero essere i giovani siciliani che troppo spesso dimentichi dell’onore e dell’onestà, cercano di trovare strade contorte per raggiungere i propri interessi.

Giuseppe Gatì voleva difendere la nostra terra combattendo come fanno, purtroppo pochi, giovani siciliani che non vogliono abbandonare l’Isola e dichiararsi sconfitti dalla mafia e dalla politica incapace ed inconcludende e feudale della casta siciliana.

Giuseppe Gatì. un giovane normale, come dovrebbero essere normali tutti i giovani di questa bella e dannata Isola.

Gridava con orgoglio: questa è la mia terra ed io la difendo e tu?

Già, e tu ?

Ebbe il suo attimo di fama quando, nel corso della presentazione di un libro del pregiudicato Vittorio Sgarbi, incomprensibilmente eletto sindaco di Salemi,  cittadina siciliana, dichiarò ad alta voce la pura e semplice verità: che Sgarbi, appunto, “è” un pregiudicato, condannato in via definitiva per truffa allo Stato e in primo e secondo grado per aver diffamato il dottor Caselli e l’intero pool antimafia.
Giuseppe, che si era limitato a parlare, a gridare “Viva Caselli! Viva il pool antimafia!” e a mostrare dei volantini che riportavano le sentenze relative a Sgarbi (vedi video su youtube) , venne immobilizzato e portato via dalle forze dell’ordine presenti, poi tenuto per un’ora e mezza e interrogato in una sala della biblioteca, dove un membro della polizia municipale gli ripetè più volte che “l’avrebbe pagata”.
Di sicuro ha pagato, e a caro prezzo: circa un mese dopo, il 31 gennaio 2009, Giuseppe Gatì morì sul lavoro. Venne trovato morto folgorato per aver presumibilmente  “camminato su un cavo elettrico scoperto, senza accorgersene”.
Credo che mai un avverbio sia stato più consono del “presumibilmente” che ho appena utilizzato.
Ovviamente venne aperta un’inchiesta… dopodiché di Giuseppe si perdono le tracce mediatiche.

Non si può insinuare nulla, questo è certo. Si può solo meditare sui fatti nudi e crudi.
Ma soprattutto si può – anzi, si deve – ricordare questo ragazzo onesto, che amava la Sicilia, che aveva aperto un blog dal titolo “La mia terra la difendo”, che rifiutava di andarsene perché  “La Sicilia non è bella, è bellissima”. “E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci”.
Una persona sana, una persona onesta. Una persona morta.
Speriamo solo che questa consecutio non abbia davvero una sua logica perversa… ma noi, nel frattempo, ricordiamolo; diffondiamo il suo messaggio, onoriamo la sua memoria. Oggi è il primo anniversario della sua morte, ma noi cerchiamo di ricordarlo sempre, che le persone oneste esistono ancora.
Quanto al volgare, chiassoso – e pregiudicato – personaggio che si vede urlare nel video: “Prendetele la macchina! Toglietele la macchina!” (riferendosi all’amica di Giuseppe che, esercitando il suo  diritto di libera cittadina, riprendeva la scena con la videocamera), ci sono solo due parole:  schifo e vergogna.

 di Valeria Rossi

 

Schifo e vergogna:

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