In morte di cane

In un mondo animato di uomini-inumani
c’è chi sceglie la compagnia affettiva di amici animali.
E quando questi ci vengono a mancare,
il dolore struggente che accompagna la loro assenza,
ci fa rendere conto di quanto istintivamente ci erano più simili
e solidali
di tanti altri esseri umani.
Ringrazio coloro che mi hanno concesso conforto.
Vik
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Il mio cane,
meglio:
Io, il Suo uomo

 
.
 
Muoversi all’alba nella macchia
come un ladro sulle cui spalle pende un tiepido bottino
e una pala per cercare un angolo dove seppellirlo.
 
Nel bosco dietro casa,
c’è un nuovo sepolcro fresco di allestitura,
un manto erboso che ho ferito a fondo
la brina ha fatto spazio ad un tepore martirio.
 
Hanno rapito l’anima di un mio parente quadrupede,
confiscato, costretto alla migrazione
in un luogo che si auspica migliore di questo.
Ho deposto il suo involucro di peli
nello stomaco della madre terra;
da dove nuova  vita poi fuoriesce
mutuata in consolatorio verde vegetale.
 
Ti ho chiuso esternamente la tomba con una enorme pietra,
degna di un faraone egizio (anubis non è poi così lontano dalla tua specie)
e dentro, sotto il mento,
ho poggiato della carne fresca e un succulento osso,
casomai tu ti svegliassi e ti venga fame.
Un circolo di incensi ha condotto al termine la liturgia pagana.

Sequestriamo queste bestiole
senza pietà dalla mammella materna
e  loro a noi si adattano
ci adottano, con tutti i nostri deprecabili difetti e le imperfezioni  dell’umanità bipede,
l’arroganza di crederci i padroni del pianeta.
Gli  fornivo i miei avanzi come sostentamento,
Ne ho fatto un tritarifiuti a quattro zampe,
in cambio di fedele vigilanza, compagnia notturna,
ululati alla luna, scaldaletto ai piedi, amicizia empatica,
di tutti quei sentimenti 
che gli esseri umani si stanno progressivamente spossessando.
 
Quale debito che non ho potuto risarcire;
perdona quando ti ho ignorato, o inutilmente sgridato,
indaffarato in faccende che dal tuo punto di vista
erano assolutamente inutili,
avevi ragione.
 
Dicevano che avevi 105 anni,
ma per ne dimostravi appena 15.
Mi guardavi negli occhi e nell’anima-animale,
quell’istinto primordiale che ci lega alla natura e che noi rinneghiamo.
 
Ti ho sepolto sotto una collinetta muschiosa,
all’ombra di un grande albero che ti rinfreschi l’estate,
ti protegga dalle interperie invernali,
a fianco  due ceppi, in cui ho visto le tue ciotole,
anche se so che ora non ti servono,
corri libero in altre ben più distese radure.
laggiù ci ritroveremo,
e parleremo la stessa lingua.
 
Andandomene,
questa volta
ti ho salutato io con la coda.

bauuu to Trip e
Teo.

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