Lovinrevolution
Joe Carr
ha subito il mio stesso destino
like Theresa
stasera
che mi ha appena avvisato di come tristemente anch’essa
è stata espulsa dai razzisti confini d’israele;
che non ci permette più (poveri illusi, loro)
di correre ad abbracciare le nostre antiche famiglie palestinesi.
Ci siamo lasciati
io e Joe
quella sera ad Amman
con la promessa di provare assieme a forzare il confine (da solo mi è andata un pò maluccio…)
e magari finire in prigione a ben gurion a cantare canzoncine stupide per irretire le guardie carcerarie.
Lui mi disse, tracannando un birra dopo l’altra
che gli veniva propinata dal mio consueto mai avaro zaino,
in un fatiscente hotel giordano in sfacimento
popolato solo da esuli iracheni
(che stavano anche dietro ai nostri esaltati discorsi)
esuli anche noi,
del desiderio suo di volare in Siria a imparare meglio l’arabo,
e stringere contatti laggiù con alcune organizzazioni della società civile
che teme da un momento all’altro di divenire il prossimo bersaglio usa.
In contropiede, invece ora è sbarcato nell’inferno di Baghdad,
da dove non stenta a mandarmi i suoi reportages di disperazione mista a speranza.
Da dove non stenta
ma questo involontariamente
a richiamarmi presto al su fianco.
inshallah presto.
take care sadiki…..
ps, Joe con il suo nuovo look all’irachena…
che a detta sua è una mglior copertura di una scorta di rumorosi soldati yankee…
come dargli torto???