DALITS: la sad legge delle caste non risparmiata dalla tragedia

Gli “intoccabili” indiani raccolgono i morti dello tsunami

 

di Terry FrielSono gli “intoccabili”, gli ultimi degli ultimi nell’antico sistema indiano delle Caste. Per loro, nessun lavoro è troppo sporco o troppo nauseante, e sono loro appunto che stanno raccogliendo i corpi in decomposizione delle vittime dello tsunami.

La stragrande maggioranza dei circa 1.000 uomini che stanno lavorando nel caldo tropicale per ripulire la cittadina di Nagapattinam, un piccolo centro di pescatori nel sud dell’India, sono i “Dalits”, i membri delle caste più basse dei villaggi vicini.

Gli altri abitanti sopravvissuti, troppo spaventati dalle malattie e nauseati dal puzzo, si rifiutano di partecipare al macabro compito di scavare fra le rovine per portare alla luce amici e vicini di casa dalla sabbia e dai detriti. Questi stanno a guardare i Dalits che lavorano.

Sebbene sia passata ormai una settimana dal disastro dello tsunami e la distruzione sia stata limitata a una striscia molto piccola della spiaggia e del porto, la devastazione è stata di tale entità e violenza che parecchi corpi – individuati dal fetore e dalle mosche – continuano a essere scoperti ogni giorno.

“Sto facendo soltanto ciò che farei per la mia moglie e i miei figli”, dice M. Mohan, un Dalit pulitore municipale, durante una pausa per togliersi di dosso il sudiciume di una giornata di lavoro.“E’ il nostro dovere. Se un cane muore, o una persona muore , noi dobbiamo rimuoverli”.

Mohan e altri operatori ecologici provenienti dalle municipalità vicine lavorano 24 ore su 24 per ripulire Nagapattinam, e per questo percepiscono un extra di 50 centesimi di dollaro al giorno e un pasto.

L’odore della morte ancora ristagna pesantemente, mescolando la brezza del mare e il quasi rinfrescante odore antisettico della calce che è stata sparsa nelle vie in cui sono stati ritrovati dei cadaveri, in un macabro intreccio di bianchi percorsi .

Più di 5.525 persone – circa il 40 per cento del totale delle vittime dell’India stimate in 14.488 – sono morte lungo questo piccolo tratto di pura spiaggia bianca, dove le capanne dei poveri pescatori erano costruite sulla sabbia, nella parte alta della stessa spiaggia

 

Lavori sporchi
Il sistema delle caste svolge ancora oggi un ruolo importante per la maggior parte della società Indiana.
In India, oltre il 16 % di oltre un miliardo di persone sono dalits. Malgrado le leggi che vietano la discriminazione di casta, essi sono normalmente soggette ad abusi, maltrattamenti e vengono perfino uccisi.

I dalits fanno i lavori che altri non fanno perché ritenuti impuri e inquinanti: puliscono le latrine, raccolgono i rifiuti, scuoiano le mucche, rimuovono dalle strade i cadaveri e gli animali morti.

Per Mohan, analfabeta e senza altre conoscenze, appartenente a una casta bassa, la sola via per ottenere un lavoro dal governo, e la sicurezza e la pensione ad esso collegati, è quella di fare l’operatore ecologico o netturbino.Alcuni indiani considerano gli “intoccabili” al di sotto della specie umana.

Appena due anni fa, cinque dalits furono linciati vicino a New Delhi perchè, secondo una voce fatta circolare, avevano ucciso e scuoiato una mucca, ritenuta sacra in India.

L’autopsia sulla mucca – non su dalits – che confermò la storia che questi e i loro amici avevano raccontato : la mucca era morta per altre cause e loro la stavano soltanto scuoiando legalmente.

Nelle prime ore dopo il disastro dello tsunami, Mohan e i suoi colleghi hanno lavorato febbrilmente per raccogliere le migliaia di corpi, senza guanti, senza mascherine e, in alcuni casi, persino senza scarpe.
Ora sono meglio equipaggiati. Ma nessuna mascherina può arrestare il fetore nauseante della carne umana in decomposizione, che diventa quasi insopportabile quando il corpo è lasciato all’aperto, e si insinua in profondità e ristagna in qualche parte della bocca.

Ogni nuovo cadavere scoperto viene scrupolosamente ripulito, quasi esclusivamente a mano, dalla sabbia bagnata, dalla paglia delle palme e da altri detriti.
E’ un lavoro faticoso e massacrante. La sabbia bagnata e il pietrisco si sono attaccati saldamente al corpo e sono difficili da rimuovere. Deve essere fatto lentamente, con attenzione e pazienza e con un delicato rispetto per la vittima.

Ma qui non vi è dignità.

Il corpo quasi irriconoscibile di una donna nuda, un piede ancora sorprendentemente bagnato, pulito e bianco come se fosse appena uscito dall’acqua e avesse camminato fin lì su una stuoia stesa sulla spiaggia.

Più in là, un piccolo falò alimentato da un pneumatico e da alcune palme cadute, le fiamme si sollevano in alto. Un’altra stuoia fornisce un tentativo pietoso di modestia. Fumi acri e neri vanno alla deriva nel cielo.

Nessuno sa chi era. Con il timore di una epidemia non c’è tempo per scoprirlo.
Fonte: Reuters.com – Malaysia News

di Mario Cicchelli

Il governo Indiano, all’indomani del disastro dello tsunami che ha colpito una parte del suo territorio e causato un numero rilevante di vittime, ha dichiarato in diverse occasioni di avere mezzi e risorse sufficienti e di essere in grado di far fronte, senza l’aiuto della comunità internazionale, a questa emergenza.

Dalle testimonianze che ci giungono dai luoghi della tragedia appare invece evidente come il potere e la burocrazia indiana siano perfettamente in grado, come nel caso del sistema castale, di nascondere i problemi negandone l’esistenza piuttosto che di affrontarli con interventi risolutivi.


Corrispondenti dalle località colpite hanno riferito dei molti casi in cui è stato impedito l’accesso agli operatori di ONG di altri paesi venuti per prestare soccorso alle popolazioni vittime dello tsunami e, ancora oggi, a distanza di alcuni giorni, il conteggio delle vittime realizzato dalle autorità locali appare a molti osservatori internazionali eccessivamente prudente rispetto alle dimensioni reali del disastro.

Alcuni giornalisti hanno riferito di uno stato diffuso di estrema miseria e di persone sopravvissute rassegnate a non avere un futuro, impotenti. Persona che non hanno la forza per modificare una realtà che è loro ostile da sempre; persone che non sanno dei sussidi in denaro e degli altri aiuti disposti dal loro governo, persone che pur avendone notizia non li richiedono per non doverli consegnare a quelli che nel villaggio li taglieggiano e li opprimono. Storie di famiglie che per costruire la loro casa sulla spiaggia pagano da sempre un “affitto” alle persone influenti del posto e, ora che la casa è andata distrutta o il capofamiglia è morto, non sanno come fare per ripagare questo debito.

L’India viene considerata la più grande democrazia del mondo ma senza la consapevolezza dei propri diritti ‘democrazia’ è una parola vuota. Qui, il sistema delle caste, la burocrazia e la corruzione uccidono i poveri e gli emarginati

I governi di destra si alternano a quelli di sinistra, ma tutti cercano di non essere meno liberali dell’avversario che li ha preceduti, anzi si sforzano di esserlo di più: il mercato prima di ogni altra cosa!

La stessa Sonia Gandhi ha sempre parlato contro la povertà, ma raramente contro l’elitarismo e le caste che la controllano; Singh, l’attuale primo ministro , dopo la nomina, ha tenuto immediatamente a mettere in chiaro che non si sarebbero fatti passi indietro per quanto riguarda il “libero mercato”.

 

WAKE UP INDIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Desta la grande spiritualità del tuo popolo in favore della Giustizia,

in onore del tuo passato di dei benevoli ed eroi in carne ossa che hanno insegnato al mondo tutto

i valori di libertà e uguaglianza.

“la violenza semina violenza”

diceva appunto quel Cristo

di Gandhi,

 

“il razzismo delle caste è un seminatore di quella violenza”

diciamo noi stessi oggi.

 

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