Rognoni: dai magistrati un appello credibile: VIRGINIO ROGNONI

LA LETTERA
Rognoni: dai magistrati un appello credibile
di VIRGINIO ROGNONI*
 
 da

www.Corriere.it

 – 24 novembre 2004

Ho ricevuto la lettera firmata da così numerosi magistrati, inclusi Capi di Corte e di Uffici giudiziari di grande importanza, per cui mi pare doveroso rispondere. «Siamo magistrati della Repubblica Italiana. Siamo impegnati ogni giorno in condizioni difficili, nel compito di applicare la legge, dirimere le controversie dei cittadini, accertare le responsabilità delle persone accusate di delitto. Decidiamo della libertà delle persone, dei loro beni, della tutela dei diritti».
Questo, l’inizio della lettera dei magistrati; la forma severa, quasi solenne – che certamente colpisce – dipende dal fatto che subito è posto il problema del magistrato, del suo delicatissimo compito, della estrema rilevanza per la convivenza civile della funzione giurisdizionale: la legge che vincola ed il magistrato che deve interpretarla e applicarla al caso concreto; in gioco la libertà, la sicurezza e i beni dei cittadini.
C’è qui in questo « incipit », così formale e severo, il richiamo indubbio alla «autorevolezza» che la giustizia deve avere in sé e nella percezione della gente, per cui si giustifica il successivo, accorato appello a rendere congruo e forte questo fondamentale servizio.
Ma i magistrati sono anche i primi a mettersi in discussione. «Siamo consapevoli – essi dicono – che spesso le decisioni arrivano troppo tardi e non sempre i bisogni e le aspettative di giustizia sono soddisfatti». E’ chiaro che qui è implicata la loro professionalità, la loro intelligenza, la loro cultura, non ultime ragioni della loro autonomia e indipendenza.
Ma proprio perché si mettono in discussione diventa più credibile il loro appello, nutrito della quotidiana esperienza, perché, chi vi deve provvedere, provveda, con costante lettura dell’occorrente, ai mezzi necessari per rendere adeguato il servizio giustizia.
Ma al di là della richiesta di una più efficiente organizzazione e adeguato funzionamento del servizio, per la cui impresa il Csm si sente coinvolto nella promozione di una cultura anche manageriale dei Capi degli Uffici, c’è, nell’appello dei magistrati, anche la richiesta a Governo e Parlamento per interventi di riforma sulle procedure e sui codici.
Il male oscuro della giustizia italiana, e cioè la durata interminabile del processo, trova la sua causa principale nella legge processuale: qui è lo snodo essenziale di una politica riformatrice per la qualità del servizio e, non a caso, questa è la prospettiva che il Csm ha, con insistenza, suggerito, anche con la Relazione al Parlamento sullo stato della giustizia per l’anno 2001, espressamente dedicata al tema dell’efficacia e dei tempi della giurisdizione.
Ecco perché nel parere che il Csm ha dato sulla proposta di legge-delega per la riforma dell’ordinamento giudiziario, si è avuto cura di avvertire come questa legge, pur necessaria e prevista dalla stessa Costituzione (VII disposizione transitoria) non affronta e non può affrontare i temi decisivi di una riforma della giustizia. E sul merito di questa proposta di legge, i magistrati, e non solo i magistrati, conoscono il parere assai critico che il Csm ha espresso soprattutto per la vulnerabilità che sembra investire l’impianto costituzionale del sistema giudiziario (compreso l’indebolimento di prerogative dello stesso Csm) e per la farraginosità di meccanismi concorsuali che potrebbe rendere assolutamente ingestibile la macchina giudiziaria.
Ma di questo parere troppo volte si è parlato e non mette conto di ripetersi. Piuttosto, è opportuno cogliere lo spirito che mi pare orienti la lettera dei magistrati in un momento così difficile e preoccupante, caratterizzato, come è, da proteste – qualunque possa esserne la valutazione – anche da parte di altri operatori della giustizia e da critiche assai severe di studiosi e giuristi.
Lo spirito che orienta la denuncia dei magistrati mi pare, infatti, possa essere considerato, in uno scenario nuovo, dove fossero rimosse pregiudiziali e chiusure, come una risorsa per il Paese, una risorsa preziosa.
* vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura

Torna in alto