Estratto dal discorso televisivo di Yasser Arafat per la commemorazione del giorno della Nakba.
“O risolute masse palestinesi, nostro popolo dalla eccezionale tenacia. In questo giorno, commemoriamo la catastrofe abbattutasi su di noi, su tutto il nostro popolo, il 15 maggio 1948.
Il nostro popolo ha sperimentato 53 anni di tribolazione, dolore e dispersione all’interno ed all’esterno della nostra patria.
Con le radici della fede ben piantate, esso rimane fedele ai suoi principi con una accanita forza di volontà, nonostante la grande cospirazione. Essi non faranno chinare la testa al nostro popolo, non lo faranno arrendere.
Il tentativo di falsificare la storia attraverso I missili, I bombardamenti, gli aeroplani ed I carriarmati non avrà successo. Questo perché il diritto e’ dalla nostra parte e noi difendiamo una giusta causa che non può essere eliminata mediante I colpi di artiglieria, I gas velenosi proibiti internazionalmente, o I missili teleguidati.
E’ giunta l’ora che la coscienza del mondo si svegli dal suo sonno profondo. E’ giunto il momento che la legittimità internazionale dica all’aggressore: basta con l’escalation militare e basta con gli assassini e con la distruzione del popolo palestinese, che non sarà battuto.
Ma fino ad allora, il mondo continuerà ad essere sordo al tributo di sangue pagato dai palestinesi per mano dell’esercito e dei coloni israeliani? Il popolo palestinese non ha forse il diritto di vivere libero nella propria terra, come tutti gli altri popoli del mondo?
La legittimità internazionale, che il mondo ci ha invitati a riconoscere e a sottometterci ad essa, e’ violentata continuamente in Palestina dall’esercito di occupazione israeliano, dalla sua escalation militare e dall’assedio imposto sulle nostre città, sui nostri villaggi e sui campi profughi.
In questo giorno, il giorno del dolore e della riflessione, io vi ripeto che il cammino verso la pace e’ chiaro come il cristallo, ed e’ rappresentato dal pieno e completo ritiro dell’esercito di occupazione israeliano e dei coloni da tutti I territori palestinesi compresi entro le frontiere del 4 giugno 1967. Esso e’ anche rappresentato dalle risoluzioni dell’ONU concernenti il diritto al ritorno dei profughi, in particolare dalla Risoluzione 194.
La cieca forza militare che Israele sta riversando contro il popolo palestinese per distruggerlo e cancellarne l’esistenza non fara’ raggiungere pace e sicurezza al suo popolo cosi’ come non fara’ capitolare il nostro.
La fiamma continuera’ a bruciare e ad illuminare il difficile cammino che si apre alle generazioni palestinesi, una dopo l’altra, fino a che la bandiera palestinese non sventolera’ su Gerusalemme la santa.
Non puo’ esserci pace ne’ stabilita’ fino a che I profughi palestinesi resteranno fuori della loro patria, poiche’ il loro diritto e’ legittimo e inviolabile. Ed e’ responsabilita’ della comunita’ internazionale fare in modo che questo diritto sia garantito e rispettato. Facciamo in modo che l’iniziativa di pace giordano-egiziana, insieme agli accordi gia’ firmati, il rapporto della Commissione Mitchell e le risoluzioni internazionali, specialmente la Risoluzione 242 e 338 siano le basi dei nostri sforzi per una pace giusta, completa e duratura e per fare in modo che il processo di pace torni sui giusti binari.
Questo per il bene del popolo palestinese, israeliano e per tutti I popoli del Medio Oriente. E’ il momento che la giustizia ed il diritto internazionale si battano per il diritto in Palestina, come hanno fatto in altre aree del mondo”.