Kerry, il falco (dalla padella alla brace)

Kerry, il falco”Kerry e’ l’ultimo neo-con”, dice Bill Safire – ed ognuno riconosce il suo simile.
di Justin Raimondo  

L’idea che John Kerry sia una sorta di peacenik, che ci farà uscire dall’Iraq e getterà i neo-cons fuori del Tempio della Democrazia, e’ un mito che morirà di morte violenta. Capisco che molti dei miei lettori abbiano investito i loro sogni e le loro speranze in quell’uomo, ma, se volete un consiglio di esperti, lasciate perdere i miei e seguite quelli di uno che se ne intende: Bill Safire. L’ultra-falco editorialista del New York Times, banderuola sempre affidabile per vedere in quale direzione spiri il vento neo-con, ha cominciato a gongolare subito dopo lo show televisivo Kerry-Bush della scorsa settimana:

“Mentre l’Allegra Brigata dei democratici ha salutato la vittoria tecnica del senatore Kerry durante il dibattito, nessuno ha notato il cambiamento della sua politica estera. Sia dal punto di vista tattico-militare  che strategico, l’ultimo neo-con ha annunciato dottrine più aggressive del presidente Bush.
Primo, per ciò che riguarda la guerra in Iraq: gli ultra-falchi hanno criticato la decisione di Bush di on inviare, questa primavera, più truppe USA per schiacciare la resistenza sunnita nella roccaforte ba’athista di Falluja. Le forze americane volevano combattere per vincere, ma le colombe di Washington si sono preoccupate dell’effetto di ingenti perdite civili sui cuori e sulle menti degli iracheni, e delle perdite di truppe USA per gli americani.
La settimana scorsa, durante il dibattito, John Kerry – fino a poco fa il candidato anti-guerra fin troppo preoccupato di galvanizzare le colombe democratiche – ha improvvisamente cambiato registro ed e’ passato dalla parte dei falchi ultramilitaristi. “Ciò che voglio fare e’ cambiare le dinamiche sul terreno”, ha spontaneamente dichiarato il nuovo arruolato. “E bisogna farlo dall’inizio così da non seguire l’esempio di Falluja ed inviare il messaggio sbagliato ai terroristi. Bisogna dimostrare di essere seri”. Giusto, John”. 

Non mi sono offeso alla dichiarazione di Safire secondo cui “nessuno si e’ accorto” della conversione di Kerry alla causa dei falchi ma, ancora una volta, la risposta di Safire alla mia domanda: “Cosa sono io, un fegato triturato?”, sarebbe un esplicito e rimbombante sì.

Vorrei solo far notare che, qualche giorno prima, le forze USA lanciarono un massiccio attacco su Falluja, uccidendo principalmente donne e bambini. Mi chiedo se ciò sia “serio” abbastanza, per Kerry.
Safire, naturalmente, ha assolutamente ragione riguardo alla sincerità da falco del candidato democratico, e, se ci fosse  bisogno di ulteriori prove, il campo di Kerry ha prontamente fornito una disgustosa serie di nuovi spot pubblicitari in cui il nome di Bush e’ collegato ai dannati ay-rabi.

Come riporta il New York Times, gli annunci non solo collegano la Casa Bianca alla famiglia reale saudita, ma stigmatizzano anche un’intera nazione di essere in qualche modo complice dell’11 settembre. Messi in circolazione dal “Media Fund”, un gruppo importante del partito democratico, all’esorbitante prezzo di 6,5 milioni di $, uno degli annunci sottolinea:

“Anche se 15 dei 19 dirottatori erano sauditi, l’azienda legale del massimo consigliere di Bush, James Baker, sta difendendo l’Arabia Saudita contro le famiglie delle vittime”. Lo spot include immagini del presidente Bush che stringe la mano al principe ereditario Abdallah insieme a immagini dei dirottatori sovrapposte  a quelle delle rovine lasciate dagli attacchi”.

Il processo messo su con false accuse da sedicenti “vittime” avide  di denaro mira ad estorcere denaro al governo saudita, cercando di addossare a Riyadh – e all’intera popolazione saudita – la responsabilità di atti commessi da individui di numero molto contenuto. Quando due nazionalisti portoricani cercarono di assassinare il presidente Truman, forse qualcuno pensò di punire l’intera comunità portoricana? Quanti membri della mafia erano italiani – ed abbiamo forse preso Roma in ostaggio a causa di qualche malavitoso siciliano? La sola idea sarebbe stata liquidata come folle, eppure i democratici sono elettrizzati dal successo che il pestare gli arabi ha presumibilmente  portato loro. Come riporta il Times:

“Il Media Fund ha deciso di investire 6,5 milioni di $ negli spot perché sembra che a St. Louis abbiano avuto una grossa influenza. Un sondaggio interno nel Media Fund ha mostrato che, a St. Louis, Kerry era in svantaggio di un punto percentuale rispetto a Bush prima che fossero mandati in onda gli annunci ed e’ saltato, in seguito, a sette punti di vantaggio”.

Se l’isteria guerrafondaia funziona, i democratici allora sono più che desiderosi di provarci: tutto pur di arrivare alla Casa Bianca. E credete pure che dietro questo sfoggio di retorica anti-saudita vi e’ un’implicita minaccia di guerra. Un altro aspetto di questi spot e’ la lagna tipicamente americana sugli “alti prezzi del petrolio”, che, si presume, e’ colpa dei sauditi. Cos’altro può significare questa lagnanza, fatta dal più grande bullo esistente al mondo, oggi nuova potenza coloniale in Medio Oriente, se non un implicito uso della forza? 

Safire non scherzava quando ha definito Kerry “il più recente neo-con d’America”, e lui ha certamente le carte per saperlo.  Il portavoce repubblicano Steve Schmidt ha descritto gli annunci come “propaganda alla Michael Moore”, ma, in realtà, si tratta della stessa propaganda di Laurent Murawiec. Murawiec e’ colui che raccomandava di bombardare La Mecca e Medina e di lanciare un’invasione della penisola arabica per mettere “al sicuro” i giacimenti petroliferi – uno dei temi preferiti dai neo-cons. Come riferì Jack Shafer: 
“L’ultimo scivolone dal ponte, intitolato “Grande strategia per il Medio Oriente”, abbandona l’oltraggioso per l’incomprensibile”. Esso recita:
“L’Iraq e’ il cardine tattico
L’Arabia Saudita quello strategico
L’Egitto il premio”.

Eppure, l’idea di invadere ed occupare le porzioni dell’Arabia Saudita più ricche di petrolio non e’ così incomprensibile nel contesto del jihad anti-saudita di Kerry: “La famiglia reale saudita ottiene favori speciali, mentre i nostri prezzi del gas raggiungono le stelle”, intona un annuncio del Media Fund.

Ah, sì? Quali sarebbero questi “favori speciali”? A sentire il contingente del movimento “Tutti tranne Bush”, un aereo “segreto” pieno di  sauditi decollò dal paese nel momento in cui tutto il traffico aereo era chiuso nei giorni successivi all’11 settembre, inclusi alcuni parenti di bin Laden. Ammesso che fosse vero, qual e’ il punto? La famiglia bin Laden consta di oltre 500 individui: sono tutti colpevoli? Dobbiamo forse arrestare e punire intere famiglie,  come fa  Israele  in Cisgiordania e a Gaza, a causa delle azioni di un singolo?

L’insofferenza sugli alti prezzi del gas e’ particolarmente falsa in persone che predicano in tutto il mondo le virtù del capitalismo – e che sciupano gas come se non esistesse futuro. Quante volte abbiamo sentito che il Medio Oriente deve modernizzarsi, economicamente e socialmente, e deve farlo adottando il capitalismo ed il libero mercato per risollevarsi utilizzando le proprie forze, senza accusare l’occidente ed Israele per i problemi della regione? Il capitalismo e l’efficienza del libero mercato sono buoni e belli – ma, in qualche modo, quando si arriva al petrolio, gli americani hanno il diritto di fissare il prezzo (che e’, naturalmente, il solo prezzo “giusto”).

Ecco cosa accade quando gli arabi imparano a memoria questa lezione di economia e all’improvviso cominciano a fissare il più alto prezzo possibile per l’unico bene che possono vendere: gli viene dato un calcio in bocca da gente come Kerry, e vengono  implicitamente minacciati. Nel libro Arroganza Imperiale: Perché l’occidente sta perdendo la guerra contro il terrorismo, l’autore ed attuale analista della CIA Michael Scheuer sottolinea che questo e’ il punto focale economico della propaganda di bin Laden. Questi dice ai popoli del Medio Oriente che i regimi apostati dell’Arabia Saudita, Giordania, Iraq etc, sono servi dell’infedele occidente che mantengono i prezzi del petrolio artificialmente bassi. Kerry, rendendo esplicita questa relazione, non fa che soffiare sul fuoco dell’odio anti-americano, dal Marocco alla Malesia.

“Voglio un’America che faccia assegnamento sulla sua ingenuità ed innovazione”, proclama la voce fuori campo negli annunci di Kerry, ” e non sulla famiglia reale saudita”. Bene, allora, cosa aspettiamo a mettere da parte quelle teste di pezza e prendere ciò che vogliamo, come ogni comune saccheggiatore? La guerra, dopo tutto, implica una certa quantità di “ingenuità”, specie quando si tratti di inventare bugie per turlupinare il popolo americano. E di certo l’ “innovazione” e’ un fattore importante in qualsiasi sforzo militare di successo – ecco perché le nostre forze armate si stanno impegnando in una super-pubblicizzata trasformazione che ci costerà l’incalcolabile cifra di trilioni di dollari di tasse.

Secondo Kerry, dobbiamo schiacciare Falluja ed ogni altra città irachena che osi sfidarci. Dobbiamo pensare a come “vincere” più che contemplare la possibilità di dichiarare vittoria e ritirarci. Dobbiamo prendere i sauditi per la gola e non lasciarli andare fino a che non obbediscano ai nostri ordini. E, se Barack Obama, la stella nascente del partito democratico, e’ la tendenza del futuro dei democratici, non sorprendiamoci di assistere ad una prossima azione militare USA contro l’Iran. Anche il Pakistan e’ nel mirino di Obama, nonostante abbia dimenticato di menzionarlo nel suo fondamentale discorso alla convention nazionale democratica.

Safire nota inoltre qualcosa che io ho trascurato di sottolineare nel mio precedente articolo sul dibattito della scorsa settimana – non che io non l’abbia notata a mia volta, ma lavoravo sotto una scadenza davvero troppo stretta – e cioè lo stupefacente supporto di Kerry alla politica preventiva di Bush. Non solo egli e’ d’accordo con Bush sul fatto che gli USA abbiano il diritto di attaccare chiunque, dovunque, in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione – anche se ci riferissimo ad una potenziale minaccia – ma e’ anche convinto che questa sia sempre stata la nostra “grande dottrina” fino a che e’ durata la guerra fredda.

Ecco il motivo per cui mi piace ricevere lettere da coloro che hanno bevuto troppo profondamente dal calice di Kerry, rimproverandomi di non essere saltato a bordo del vagone democratico: in che altro modo, mi chiedono, pensi che potremo liberarci di quei malvagi neo-cons? Prima che diano il loro voto, tuttavia, e’ utile che ponderino le parole di Safire a lungo e seriamente:

“I suoi irriducibili supporters anti-guerra celebrano la struttura della personalità di Kerry. Chiudono gli occhi di fronte all’epifania della politica pre-elettorale estremista di destra ed unilaterale di Kerry”.

Ecco dove conduce la “logica” del movimento “tutti tranne Bush” – dritti nelle braccia accoglienti dell’ “ultimo neo-con”. Dalla padella – dritti nella brace.

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