elezioni in Afghanistan: brogli e manipolazioni

una cosa meravigliosa

 

12/10 storie e reportage, AFGHANISTAN: Bush e Karzai cantano vittoria, ma tutti i quindici candidati si rifiutano di riconoscere l’esito del voto denunciando brogli e irregolarità: almeno metà dei voti potrebbero essere stati espressi da elettori che hanno votato più di una volta. Scrutinio sospeso in attesa di un’indagine delle Nazione Unite

 


12 ottobre 2004 – Secondo Bush le elezioni presidenziali afgane sono state “una cosa meravigliosa”. Secondo l’attuale presidente provvisorio Hamid Karzai, il candidato sostenuto dalla Casa Bianca e quindi scontato vincitore, il voto è stato “libero e regolare” e rappresenta “una vittoria per l’intera nazione”. I tonidella stampa internazionale sono stati tutti entusiastici nel commentare questo “passo storico” dell’Afghanistan verso la democrazia e la libertà.

Ma la realtà dei fatti sembra essere ben diversa. Tanto che tutti e quindici i candidati avversari di Karzai hanno denunciato gravissimi e sistematici brogli e irregolarità chiedendo l’annullamento del voto e affermando che non riconosceranno l’esito di quello di sabato. La loro denuncia ha prodotto per ora l’interruzione delle operazioni di scrutinio in attesa che una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite faccia luce sugli episodi contestati.

Il più grave riguarda l’inchiostro con cui ai seggi sono stati segnati i pollici degli elettori per impedire il voto multiplo. Doveva essere indelebile, invece si cancellava senza problemi consentendo a chiunque di ripresentarsi al seggio tante volte quante tessere elettorali possedeva. Come era emerso nelle scorse settimane, infatti, moltissimi afgani si erano registrati alle liste elettorali più di una volta, anche decine di volte, collezionando più tessere elettorali a testa che, a quanto pare, sono diventate anche oggetto di un fiorente commercio (una tessera per cento dollari).

In seguito a questo fenomeno, secondo Human Rights Watch, il numero ufficiale degli iscritti al voto, 10,5 milioni, corrispondeva nei fatti a non più di 5 – 7 milioni di elettori reali. Il che significherebbe che la metà dei voti di sabato potrebbero essere stati manipolati. Manipolati da quei capi tribali comprati da Karzai con i milioni di dollari che lui, come presidente in carica, aveva ricevuto dagli Usa e dall’Occidente per organizzare le elezioni. Dollari che poi questi capi hanno usato per acquistare centinaia e migliaia di tessere elettorali da distribuire poi a votanti ‘ammaestrati’ che potevano contare su un inchiostro non indelebile.

Ma, a quanto pare, sono stati utilizzati sistemi anche meno raffinati e più spicci. Come rubare le casse piene di schede elettorali in bianco destinate ai seggi per poi farle riapparire al momento giusto con una croce vicino alla foto di Karzai. Assalti ai camion che trasportavano le schede sono stati segnalati in varie parti del paese.

Vikram Parekh, analista politico indipendente afgano che lavora per l’istituto di ricerca “International Crisis Group”, ritiene che la contestazione dei candidati avversari di Karzai non comporterà l’annullamento del voto perché non è a questo che puntano. “Questa disputa finirà per essere risolta con il negoziato perché gli altri candidati vogliono solo ottenere dei posti nel nuovo governo di Karzai”. Alla fine, insomma, Hamid Karzai, l’ex agente della Cia e consulente della compagnia petrolifera Usa Unocal, diventerà presidente dell’Afghanistan come previsto, mettendo a tacere l’indignata protesta degli altri candidati con la distribuzione di qualche poltrona.

Resta il fatto che queste elezioni, lungi dall’essere state una “storica prova di democrazia”, sono state solo una farsa organizzata in fretta e furia in un paese che ancora non era assolutamente pronto per un simile passo a causa di quegli stessi motivi (mancanza di condizioni di sicurezza e carenza di preparazione logistica) che tra l’altro sono stati addotti per rimandare invece al prossimo anno le elezioni legislative. E’ più che legittimo sospettare che tutta questa messa in scena sia stata voluta a tutti i costi dalla Casa Bianca adesso, a tre settimana dalle elezioni Usa, solo per permettere a Bush di poter presentare in campagna elettorale almeno un successo in politica estera.

Enrico Piovesana
www.emergency.it

 

 


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