l’importanza dell’unità

La prima vittoria italiana in Iraq di Antonio Padellaro
La liberazione di Simona Torretta e Simona Pari è la prima vittoria italiana in Iraq. Perciò, all’immensa gioia per il ritorno a casa delle due coraggiose ragazze di pace, sane e salve, si deve accompagnare l’apprezzamento per chi ha reso possibile questo successo. Il giorno del rapimento, in un clima plumbeo e tra pensieri foschi, questo giornale si augurava di dover tessere, quanto prima, le lodi del governo poiché ciò avrebbe significato che tutto si era concluso per il meglio. Siamo qui a tener fede volentieri al nostro impegno. Il governo è stato attivo, tempestivo, efficace. Quando Berlusconi dice che il merito principale della trattativa è di Gianni Letta, per una volta siamo d’accordo con lui. Il sottosegretario di Palazzo Chigi è stato il terminale di tutti i fili politici, diplomatici e operativi. Senza dimenticare il lavoro svolto nelle capitali mediorientali dal ministro degli Esteri Frattini e il ruolo del presidente della Croce Rossa Scelli a cui le due italiane sono state riconsegnate nei pressi di una moschea illuminata.

 

Eravamo sul punto di dire bravo anche a Berlusconi (la gioia può fare di questi scherzi), ma ci siamo trattenuti quando lo abbiamo ascoltato in Parlamento mentre approfittava del momento per lanciare uno spot a favore della riforma che sfascia l’Italia. Al governo si deve anche la richiesta di collaborazione rivolta all’opposizione, e che l’opposizione ha immediatamente accettato, firmando con grande senso di responsabilità una sorta di garanzia in bianco.

Apertura di credito che subito qualcuno ha voluto chiamare unità nazionale, definizione che alla luce di quanto accaduto in questi ventuno giorni di attesa andrà meglio precisata.

Unità nazionale ha significato, innanzitutto, la condivisione di un profondo rispetto per ciò che le due Simone sono e rappresentano. I loro ideali di pace, le loro scelte di vita così votate al rischio e alla generosità, il loro mondo di riferimento: quello del volontariato, dei medici senza frontiere, dei ponti per. Rispetto che nei confronti di persone del genere sarebbe considerato dovuto in qualsiasi paese civile ma non in Italia dove esistono giornali che possono definire le due Simone delle stupidotte in cerca di emozioni annunciandone perfino la decapitazione avvenuta, tanto per togliersi il problema. Probabilmente un maggiore rispetto, una maggiore attenzione, una maggiore tempestività nell’intervento diplomatico avrebbe potuto salvare anche la vita di Enzo Baldoni.

Unità nazionale ha voluto dire una riconsiderazione in chiave umanitaria della cosiddetta politica della fermezza. La scelta, pretesa dal centrosinistra, di non lasciare nulla d’intentato per le due Simone ha generato un circolo virtuoso di iniziative internazionali, contatti riallacciati, mondi riavvicinati. I viaggi di Frattini hanno riattivato i canali con la Siria, la Giordania e i paesi del Golfo. In una regione, cioè, nella quale l’Italia un tempo svolgeva un ruolo poi sciaguratamente rinnegato.

Affidata al Sismi la strategia del negoziato ha dato i frutti sperati dimostrando che i nostri Servizi, messi nella condizione di operare senza incertezze o sovrapposizioni compiono le missioni. L’unica via d’uscita era quella di pagare un riscatto, di un milione di dollari si dice. Se è andata così, mai soldi sono stati spesi meglio. Chi adesso obietterà che è stato finanziato il terrorismo preferisce evidentemente dare spazio alla politica delle teste tagliate. Infine, dopo il prodigarsi del mondo islamico più vasto e rappresentativo (associazioni, intellettuali, esponenti religiosi) vedremo chi avrà il coraggio di parlare ancora di scontro di civiltà.

Unità nazionale è stata poi la fine della discriminazione continuata violenta e faziosa della maggioranza verso l’opposizione. Un presidente del Consiglio che per tre anni e mezzo mai si era voltato verso i banchi del centrosinistra, se non per irridere e lanciare accuse di inaffidabilità, ha dovuto cambiare atteggiamento. Incassando un indubbio successo d’immagine ma dimostrando che in un paese normale l’opposizione va rispettata e ascoltata. La prima volta che lo ha fatto il risultato ha unificato il paese.

Unità nazionale non è e non può essere nulla che non sia dettato da situazioni straordinarie in cui è richiesto lo sforzo comune. Non è inciucio o trattativa sottobanco. Non è ricerca di nuovi modelli di potere o di equilibri più avanzati. Per questo domani mentre continueremo a festeggiare Simona e Simona, l’opposizione tornerà a chiedere il ritiro del contingente italiano dal terreno di una guerra insensata. Sarebbe di nuovo unità nazionale se il governo accettasse di discutere l’uscita dall’incubo. Che non vuol dire abbandonare l’Iraq al suo destino. Ma che significa tornarci nel quadro della legalità internazionale e con lo spirito di solidarietà dimostrato da Simona Torretta e Simona Pari.

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