Parla Antonio, 82 anni, il papà del reporter ucciso in Iraq
Baldoni,
il padre accusa il governo
«Per mio figlio hanno agito da dilettanti. Sbagliato il canale delle trattative, neppure una notizia del corpo»
PRECI (Perugia) – C’è un cane che abbaia, c’è un profumo forte di lepre al ragù. Sole, bambini olandesi che si tuffano nella piscina dell’agriturismo «Il Collaccio». Alla reception, solitario e silenzioso, Antonio Baldoni, il papà di Enzo, il vecchio capo – discreto e orgoglioso – di una famiglia travolta, quassù tra le colline dolci dell’Appennino umbro, da una guerra lontana.
Alza la testa: ha 82 anni ma la voce è solida e anche lo sguardo tiene, ancora tiene.«Però, ogni giorno che passa, tutto diventa più faticoso. Persino leggere i giornali… Adesso, poi, c’è pure la storia di quei due poveri giornalisti francesi…».
Brutta storia, ma con bagliori di speranza, sembra.
«Brutta storia, brutta come lo è stata quella di mio figlio Enzo… Tuttavia, ecco, gestita meglio, tremendamente meglio. Almeno fino a questo punto».
Gestita meglio da chi, signor Baldoni?
«Ma lo hanno visto tutti gli italiani, io credo…».
Cosa, chi hanno visto?
«Il presidente francese Chirac. C’è andato lui, alla tivù. E’ andato a metterci la faccia e avete notato, che faccia? Che sguardo duro e dignitoso? E poi le parole che ha usato, nei confronti dei rapitori. E i toni. Per mio figlio, invece…».
Invece?
«Invece, per lui, niente, poco o niente. D’altra parte, cosa avrebbe potuto cambiare un signore con la bandana? Cosa avrebbero pensato, i terroristi? Avrebbero riso e basta».
Lei è un padre addolorato che…
«Che comunque, intendiamoci, sa perfettamente quanto diversa sia la posizione dell’Italia da quella della Francia. E’ una differenza chiara, netta: noi siamo lì a fare la guerra e, forse, a uccidere, noi abbiamo un contingente militare schierato al fianco degli americani, mentre i francesi no, loro in quel pasticcio che è diventato l’Iraq non ci sono finiti. Però, ecco, resta il fatto che il rapimento di mio figlio è stato gestito in modo…».
Come?
«Comico. Anzi, no: non comico, ma superficiale. Sono stati dei dilettanti… La Francia, per esempio, ha subito fatto partire il ministro degli Esteri per chiedere aiuto e solidarietà in tutto il Medio Oriente».
Ma anche il ministro Frattini ha lanciato un appello su Al Jazira…
«Io parlo da padre, mi sono ritrovato il mio ministro che parlava a mezza bocca alla tivù degli arabi. Mah. Che poi, forza, diciamolo…».
Cosa, signor Baldoni?
«Diciamolo: hanno pure sbagliato il canale del cosiddetto “contatto”. Si sono fatti fregare»
A chi si riferisce, di preciso?
«A chi mi riferisco?».
Sì, a chi? Al governo? Ai nostri servizi segreti? Alla Croce Rossa?
«Ah, la Croce Rossa italiana… lasciamo stare, che è meglio. Se dico qualcosa, poi litigo con i figli che mi restano in vita».
Il commissario straordinario Scelli e l’ex capo della missione della Croce Rossa italiana in Iraq, De Santis, hanno incontrato i suoi figli e anche sua nuora e i nipoti…
«No no, in questo genere di cose, io non entro. Non me ne importa niente. Non le voglio nemmeno sapere. Io aspetto solo notizie sul corpo di Enzo».
Non ne avete?
«Niente. Zero. Silenzio assoluto. Siamo in contatto con i funzionari della Farnesina, gente perbene, gli unici, mi permetto di dire, all’altezza della situazione… Ma anche loro, poverini, non sanno cosa dirci».
Ma chi è che sta ufficialmente cercando il corpo di suo figlio, in Iraq?
«Non lo so. Giuro. Io non ho ancora capito chi sta cercando il corpo di Enzo, e se poi lo stanno davvero cercando. A questo punto, io non sono più sicuro di potergli fare un funerale, a Enzo».
Deve cercare di darsi coraggio, signor Baldoni…
«Ho visto che a Milano, la città dove viveva Enzo, c’è stata grande solidarietà. Hanno messo le bandiere a mezz’asta e poi è stato proclamato il lutto cittadino. E queste, lo ammetto, sono cose che fanno piacere e danno forza. Ho anche saputo che vogliono dargli un premio…».
Sì, l’Ambrogino d’oro.
«Beh, Enzo ne sarebbe orgoglioso».
Cosa le manca di Enzo?
«In questi giorni, sono ossessionato da ciò che ho letto sui giornali. Descrivono la sua ultima immagine: mezzo infilato nella sabbia, con una ferita al collo e la testa torta, povero figlio. Ma cerco di non pensarci, di distrarmi. Così ho cominciato a rispondere a tutti».
A tutti chi?
«A tutti quelli che ci hanno spedito un telegramma. Ne abbiamo ricevuti 487. Da ogni parte d’Italia. Ce ne è uno bellissimo che…».
Fabrizio Roncone
1 settembre 2004