dal blog di Enzo Baldoni

mercoledì, 25 agosto 2004
Najaf, 19.8.04: un’altra testimonianza diretta

 

Ci giunge dalla giornalista britannica Helen Williams, corrispondente a Baghdad per Electroniciraq.net.
La Williams era anche lei sul convoglio della Croce Rossa Italiana che quel giorno si è recato a Najaf: lo stesso cui si erano uniti anche Enzo Baldoni, Ghareeb e Pino Scaccia.
In un lungo articolo online, Williams racconta quella intensa giornata: ve ne riportiamo l’incipit, tradotto in italiano da noi.

—-
A Najaf e Kufa con la Croce Rossa
Helen Williams, Electronic Iraq, 23 agosto 2004

 
Baghdad, 21 agosto 2004 — Alle 5.30 di giovedì mattina, io e il mio interprete, Wejdy, insieme al nostro amico Alì, siamo partiti alla volta dell’ospedale della Croce Rossa Italiana di Baghdad. Le strade erano vuote e silenziose, mentre sfrecciavamo attraverso Baghdad – per fortuna non c’era traffico a quell’ora del mattino.
Da lì, siamo partiti tutti insieme per Najaf. Il convoglio in partenza comprendeva quindici volontari della Croce Rossa Italiana, insieme ad alcuni membri dello staff di quella irachena, pronti a mettersi in viaggio per la lunga, e probabilmente pericolosa, strada per Najaf, portando forniture mediche (di cui c’è un bisogno estremo) e un camion pieno di sacchetti d’acqua potabile.

 

—-


In particolare segnaliamo un passo in cui la Williams parla probabilmente di Enzo senza nominarlo direttamente: sappiamo infatti da Pino Scaccia (e da Enzo stesso che lo raccontava qui, relativamente alla missione del 15 agosto) che era proprio Enzo a precedere il convoglio della CRI ad ogni incrocio piantonato dai tank americani, sventolando una bandiera della Croce Rossa per annunciare che si trattava di aiuti umanitari.
In questa foto sul sito dell’articolo pare infatti di riconoscere proprio Enzo, di spalle e con un cappello in testa, mentre va in ‘avanscoperta’ ad un incrocio con indosso la pettorina della CRI.
Il passo della Williams (sempre tradotto da noi) è questo:


 
—-
[…] E a un certo punto è calato un inquietante silenzio nelle strade. Silenzio relativo, in verità, perché rotto continuamente dai rumori della battaglia — l’aria risuonava dei colpi d’arma da fuoco e dell’avanzare dei tank. Due dei nostri correvano a piedi davanti al convoglio, con indosso le pettorine della Croce Rossa (con una Croce Rossa ben in vista) e sventolando una enorme bandiera con l’emblema della Croce Rossa. Ci precedevano a ogni incrocio che avremmo dovuto attraversare, facendosi vedere e mostrando la bandiera. Man mano che passavamo gli incroci, potevamo vedere i tank americani all’imbocco di ciascuna strada, circa 150 metri più in là; ad uno di questi incroci i tank erano tre. Proseguivamo molto lentamente. E a un certo punto, siamo giunti a un incrocio dove il suono della battaglia era tale da farci pensare che la battaglia fosse proprio di fronte a noi, sbarrandoci la strada. I colpi d’arma da fuoco erano assordanti. Di nuovo, i nostri due compagni sono andati avanti a piedi con la bandiera per far presente che eravamo della Croce Rossa e portavamo aiuti medici. Ma questa volta non ci hanno fatti passare. […]
—-

Torna in alto